
“La Squije di Natale dure n’ora, eppure quanta bbene ti sumente!” I primi due versi della celebre poesia di Cesare Fagiani dedicata alla Squilla fanno subito intendere il profondo significato che i lancianesi attribuiscono alla ricorrenza del 23 dicembre. Nella città frentana, forse non tutti lo sanno, ma il vero Natale è proprio quello celebrato il 23 dicembre, il giorno della Squilla. E’ questa un campanella i cui rintocchi in questa particolare serata assumono un valore diverso. L’usanza vuole che quendo la campanella smette di suonare tutti si ritrovano in famiglia a scambiarsi gli auguri superando anche divergenze e malumori. La Squije di Natale dure n’ora, dalle 18 alle 19, eppure quanta bbene ti sumente a sottolineare questo sentimento di pace che mette nei cuori. I lancianesi sono molto legati a questa usanza tant’è che la ricordano anche chi ormai da tempo vive altrove. Tè na vucetta fine, e gna li sente pure lu lancianese che sta fore!
La squilla in realtà suona ogni mattina, per dare il buongiorno alla città, ma il 23 dicembre crea tutta un’altra atmosfera. Un’atmosfera che infonde pace, serenità, armonia. Ugne matine sone ma nen vale, la voce de lu ciele, pé ugnune, chi sa pecché! … le té sole a Natale!
