Il neo presidente presente alla Cerimonia organizzata a L’Aquila
Ecco il testo del discorso del neo presidente della Regione Luciano D’Alfonso in occasione del 68 anniversario della nascita della Repubblica Italiana
Le celebrazioni di oggi rievocano il 68° anniversario dello svolgimento del referendum grazie al quale gli italiani scelsero di essere cittadini di una repubblica e non più di una monarchia. Il 2 giugno 1946 è una data che ha segnato uno spartiacque nella nostra storia: è la “nascita della nazione”, il giorno in cui il popolo italiano ha inteso prendere in mano le redini del proprio Paese e deciderne le sorti attraverso una forma di governo che affidasse la rappresentanza e le chiavi del potere ad un Parlamento eletto democraticamente.
In questo clima nacque la Repubblica, come aspirazione e volontà di un popolo che volle riprendersi il suo destino, perseguendo obiettivi di progresso civile e sociale mai coltivati e realizzati nella lunga storia del nostro Paese.
La vera uguaglianza di tutti i cittadini, l’eliminazione delle cause di discriminazione per genere, ceto, razza, lingua e religione, la promozione dell’opportunità per tutti di contribuire alla vita della nazione si consolidarono nel testo della Costituzione che fu il primo grande frutto della Repubblica, e germogliarono nei decenni successivi con la crescita dell’Italia, attraverso l’apertura di spazi di iniziativa e di sviluppo, in una crescente armonia ed integrazione della sfera pubblica con quella privata.
Passato e futuro si coniugano quest’anno per celebrare la Festa della Repubblica: i temi scelti consistono infatti nella commemorazione del centenario della Grande Guerra – scoppiata il 28 luglio 1914 – e nella preparazione alla presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea, che prenderà avvio il prossimo 1° luglio. Questa doppia coincidenza temporale marca un alfa e un omega nell’epopea non solo italiana ma di tutto il continente: è un cerchio che si apre con le lacerazioni della Prima guerra mondiale – che ha diviso e insanguinato l’Europa come mai era accaduto prima – e si chiude con la presa in carico da parte italiana del timone dell’Unione, autentico baluardo contro gli egoismi nazionali di ogni sorta.
Al di là dell’altissimo valore simbolico che riveste questa celebrazione, vi è un aspetto di capitale importanza che coincise con la consultazione popolare dell’epoca: il voto alle donne. Fu quella, infatti, la prima volta in cui le italiane poterono esprimere la propria preferenza in una cabina elettorale.
Voglio qui cogliere l’occasione per riportare al centro dell’attenzione una tematica spesso disattesa: la partecipazione femminile alla vita politica. Nonostante i tentativi di vario tipo apportati ai regolamenti elettorali per far sì che la rappresentanza di genere fosse un fatto e non una mera enunciazione, nelle elezioni del 25 maggio appena trascorso abbiamo assistito ad una netta prevalenza maschile tra coloro che sono stati scelti dai cittadini. Occorre far sì che le donne abbiano più occasioni per rivestire ruoli di vertice ad ogni livello dell’amministrazione della res publica, e su questo mi batterò personalmente come Presidente della Regione affinché ci sia una reale parità nella rappresentanza popolare degli abruzzesi.
Più in generale intendo svolgere il mandato popolare ricevuto rendendo possibile la piena attuazione, anche in questa regione, di tutti gli indirizzi che la Costituzione ci pone innanzi per rendere più autentica e libera l’espressione della cittadinanza in un tessuto economico e sociale forte e orientato al futuro e allo sviluppo.
Scrivere pagine autentiche e innovative di regionalismo è il compito che ci attende, ma direi che è anche il modo più autentico per noi abruzzesi di celebrare questa festa della Repubblica che prima di tutto ci pone l’esempio di chi ci ha preceduto come un monito per spronarci all’impegno per rendere più certi e praticati i diritti dei cittadini. In particolare questo luogo, così caro a noi per la sua storia e per la sua sofferenza, mi suggerisce un’analogia che, pur ovvia, oggi riacquista una suggestione particolare.
Gli Italiani che scelsero la Repubblica lo fecero vivendo tra le macerie lasciate in eredità dalla guerra e seppero darsi animo, affidandosi a una nuova carta dei diritti e ricostruendo le città. Io credo che il nostro modo migliore di onorare quella tradizione e di vivere il sentire repubblicano, sia quello di rendere concretamente le istituzioni servizi per i cittadini e di ricostruire questa città capoluogo regionale e tutte le altre ferite dal sisma. Ma come quasi settanta anni fa non ci si limitò solo all’aspetto materiale della ricostruzione, che pure è nostro dovere e intento contribuire ad accelerare, superando ogni tentazione di risorgente neutralità burocratica, così oggi noi dobbiamo accompagnare a questa una strategia per la rinascita economica, sociale e culturale dell’Aquila come un modello per tutta l’area interna della regione.
Questo è il mio augurio per oggi, confidando nell’impegno di tutti gli Abruzzesi per realizzarlo presto e bene.
Viva la Repubblica! Viva l’Abruzzo! Viva l’Italia!
