Ludovica (volontaria del CVM da Bagamoyo -Tanzania)
[pullquote style=”left” quote=”dark”] Da poche settimane si è concluso il corso di formazione e orientamento alla solidarietà internazionale e alla realtà dei Paesi del sud del mondo proposto dal CVM (Comunità di Volontari per il Mondo) e dall’associazione I Bambini Visti dalla Luna,[/pullquote]

in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale – Ufficio VI Ambito territoriale di Chieti e finanziato dal CSV Centro Servizi per il Volontariato di Chieti. Sono stati circa 130 i corsisti ed i primi giovani sono già volati in Tanzania per vivere tre settimane di conoscenza e soprattutto di prossimità con il popolo africano. Ludovica di Cepagatti e Ivan di Lanciano ci scrivono:
“Jambo-Poa, Habari-Nzuri, Karibu-Asante e potremmo andare avanti per ore ed ore. Sono i saluti, parte fondamentale di un discorso per i tanzaniani. E non saluti fugaci, urlati da una parte all’altra della strada mentre si corre in ufficio, o saluti negati al vicino di casa mentre si sale insieme in ascensori restando in un silenzio assordante. Saluti sentiti, voluti, di gioia, di conoscenza, saluti che parlano di te, della tua famiglia, dei tuoi amici. Saluti che pretendono di fermarti a parlare, dialogare, ascoltare. Questa è la cosa che più mi ha colpito appena giunta a Bagamoyo. Mi sono proprio sentita Karibu Tanzania (trad. benvenuta in Tanzania) . Questa è una delle tante bellezze di questa terra: l’accoglienza, la condivisione, la comunità, l’accorgersi dell’altro e definire la propria identità in relazione all’altro, proprio come ci ha ricordato Giovana Cipollari nell’incontro che ha tenuto per il corso “Africa più vicina”. Questa è Africa.
E Africa è anche arte di arrangiarsi, riuscire a giocare anche senza la playstation, ma costruendo una macchinina con i rifiuti: una bottiglia di plastica, un pezzo di ciabatta e del fil di ferro; l’arte di non scoraggiarsi anche di fronte all’impossibile, anche quando chiunque direbbe, invece si va avanti, ci si reinventa, ci si riadatta, ci si accontenta e non si pretende tutto, sempre e subito.
Ma Africa è odori: alcuni forti, acri, quasi nauseabondi, di immondizia bruciata, di fogne a cielo aperto, di marcio, ma anche odore di incenso che si incunea soprattutto nei vicoletti del mercato, odore del caffè appena tostato, dell’ugali fumante, di sambusa e cau-cau. Ma Bagamoyo è anche odore di oceano, di brezza marina, di salsedine. L’Oceano Indiano alle cui acque Bagamoyo si specchia, sulle cui acque, ala mattino presto, si levano mille vele al vento dei pescatori che escono in mare, tra le grida della gente e i motori di Piki-piki e Mbajaji.
E poi Bagamoyo mon può non essere anche Daniela, Serena, Rosanna, Ima, Peace, Elineth, Antony, e tanti altri: è lo staff CVM che ci ha accolti, ospitati, coccolati ed aiutati nell’inserimento iniziale.
A questo punto non mi resta che dire Karibu Tanzania.
