L’episodio si è verificato nel Comune di Civitella Roveto.
“La notte del 24 aprile, alle ore 2.45, nel territorio del Comune di Civitella Roveto si è finalmente concluso il lavoro di quasi un mese. È accaduto a chilometri dai nostri confini ma in quel corridoio di collegamento con i Monti Simbruini dove il nostro operato è continuo e costante. Dopo settimane di osservazioni e diversi tentativi, l’orso è entrato nella tube trap e questo ne ha reso possibile la cattura finalizzata alla liberazione dal laccio di acciaio al collo che lo stava letteralmente uccidendo, come reso evidente anche dalle immagini del video. Una corsa contro il tempo conclusasi nel migliore dei modi. Si tratta di un maschio dall’età stimata tra 10/12 anni, del peso di 193 kg, a cui la squadra di cattura ha deciso di dare un nome che porta con sé una storia: LIBERO.” Lo riferisce il Parco Nazionale D’Abruzzo Lazio e Molise che in un post sui social ha anche pubblicato il video. L’episodio non si è verificato all’interno del Parco ma ciò non lo rende meno grave. “Ancora una volta qualcuno ha deciso di posizionare un laccio per uccidere la fauna, e questo, ovunque accada, è un fatto gravissimo: è bracconaggio. Non è la prima volta che il Parco si trova a svolgere una simile operazione: il 28 settembre 2017, nel territorio del Comune di Campoli Appennino, fu rimosso un laccio d’acciaio dal collo di una femmina di orso, F20, Monachella, salvata anch’essa dalla morte.“
“Non sappiamo dove LIBERO si sia imbattuto in quel laccio. Ma sapere che esistono ancora persone che usano tali strumenti deve far riflettere e tremare. Così come deve far tremare il pensiero che esistano uomini senza scrupoli pronti a disseminare veleno per fare una strage. L’abbiamo ripetuto più volte in questi giorni ma lo vogliamo affermare nuovamente con forza: dietro episodi come questo non c’è solo crudeltà. C’è un attacco diretto alla fauna selvatica, al lavoro di tutela e a ogni idea di legalità e coesistenza civile con la natura.” si legge nella nota del Parco “Per queste motivazioni il nostro primo pensiero, oggi, va a tutti i tecnici e operatori che hanno lavorato senza sosta per salvare questo orso: con passione, professionalità, ostinazione e senso del dovere. A chi lavora nei parchi, troppo spesso, non è concesso nulla: neppure fermarsi, neppure cedere alla stanchezza e al dolore. Si continua, giorno e notte, spesso nel silenzio, perché la tutela di un patrimonio naturalistico prezioso e unico non conosce pause e non ammette resa. E noi continueremo a fare questo, insieme alle Istituzioni e alle Associazioni che operano con noi dentro e fuori Parco. Senza arrenderci mai. Con tutte le nostre forze.“
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