Da “cacciatori” a “gestori del territorio”: è un vero e proprio cambio di prospettiva quello proposto dalla sezione della provincia di Chieti dell’Urca, l’Unione regionale cacciatori dell’Appennino, impegnata in questi giorni in una serie di attività finalizzate a promuovere un nuovo atteggiamento e una nuova coscienza tra gli appassionati dall’arte venatoria. Parola d’ordine dell’associazione è “formare”, perché solo attraverso la conoscenza del territorio e delle specie si potrà giungere a una diversa concezione della caccia, che possa coniugare una passione con il rispetto dell’ecosistema. Una filosofia che ha già conquistato un pubblico numeroso, visto che in 150 stanno frequentando il Corso per cacciatori di selezione, il cui modulo conclusivo si terrà a Lama dei Peligni e a Chieti rispettivamente il 3 e 4 agosto, mentre esami e valutazione dell’apprendimento sono in programma per il 10 agosto. L’iniziativa, promossa in collaborazione con Federcaccia e Provincia di Chieti, mira a dare agli appassionati le informazioni utili per praticare la caccia di contenimento con metodi selettivi, per approdare a una gestione venatoria ispirata ai principi di conservazione e fondata sulla pianificazione e sull’uso oculato delle risorse faunistiche.
“La nostra è un’associazione orientata alla conservazione degli ecosistemi – sottolinea Nicola Salvi, presidente provinciale Urca – che concepisce la caccia non come uno sport ma una forma di gestione di gestione del territorio che risponde ai principi di conservazione della risorsa naturale rinnovabile costituita dalla fauna. L’attività venatoria, dunque, deve essere attuata secondo criteri economici e conoscenze riguardanti la biologia e gestione della fauna, privilegiando la caccia di selezione degli ungulati e grandi predatori per contribuire a una naturalità sempre più diffusa basata sulla presenza programmata di tutte le specie, faunistiche e floristiche”.
