Andrea Feltri

Si resta senza parole di fronte a gravissimi fatti di cronaca che si consumano tra le mura domestiche. Violenza tra genitori e figli, tra conviventi, tra parenti e amici. Gesti efferati che spesso culminano con omicidi in una società che ci parla ogni giorno di integrazione e amore universale.
L’episodio di qualche giorno fa a Ferrara in cui un ragazzo di 16 anni convince un suo amico di poco più grande ad “eliminare” i genitori a colpi di ascia ci fa porre tanti interrogativi. Abbiamo intervistato il noto criminologo Andrea Feltri.
Dott. Feltri, di fronte a queste notizie si cerca di andare a monte e cercare la causa che spesso ci riporta al contesto sociale. E’ cosi?
Genitori uccisi dal figlio e dall’ amico, è l’ ultimo delitto di Ferrara . Adolescenti che hanno ucciso per motivi, a quanto si sa, futili inerenti allo scarso rendimento scolastico. Emerge una premeditazione, ed è stato un atto organizzato. L’ arma del delitto è stata un’ ascia, una pulsione immediata ad uccidere.
Il fenomeno dei figli che uccidono i genitori solitamente non nasce in un particolare e distinto ambiente sociale, ma è piuttosto l’espressione di un profondo malessere personale.
Spesso, la scelta ad uccidere un genitore o entrambi non è casuale, ma scelta in virtù di determinate caratteristiche. I genitori per questi soggetti rappresentano in pieno
l’odio con una figura interna deprivante e frustrante.
E’ possibile cogliere dei segnali in modo da prevenire questi gesti?
In moltissimi casi ci sono segnali da cogliere prima che avvengono gesti così delittuosi, quale aggressività, uso di sostanze stupefacenti , isolamento sociale, smoderato uso di videogames, micro criminalità; ma solitamente ci sono letture psicologiche ancora prima dei segnali. Le dinamiche familiari e l’ attaccamento alle figure primarie credo siano un’importante chiave di indagine rispetto ad ogni altra supposizione, quindi cercare di capire cosa abbia attivato il conflitto inconscio che spinge un figlio ad uccidere i genitori. Inoltre, e’ importante comprendere quanto
l’adolescente abbia dimostrato la propria superiorità, coinvolgendo un suo amico. Egli, ha adottato un comportamento sia delittuoso verso i genitori, sia manipolatorio e di patto di alleanza o fedeltà, poiché ritiene sia l’ unico modello valido di affermazione.
A volte i padri uccisi dai propri figli sono uomini assenti,punitivi e poco affettuosi. Le vittime di matricidio sono di solito donne dominanti e possessive. Madri rifiutanti ed ambivalenti che mostrano atteggiamenti seduttivi verso i figli.
Quale potrebbe essere il fattore scatenante di questi atti?
Spesso l’ origine della condotta assassina di questi giovani ragazzi non si riconduce solo a malattie mentali o a uso di stimoli esterni capaci ad alterare la percezione della realtà, ma anche e sopratutto ad un ambiente familiare dove vi è una grande mancanza di legame affettivo e di conseguenza disfunzionale.
Il parricidio e matricidio sono sicuramente fenomeni mostruosi e antisociali.
Infatti sembra innaturale, ma in realtà è un argomento ben antico, già trattato da Freud in Totem e Tabù (1913).
Il comportamento violento che si collega alle vicissitudini familiari, purtroppo, diventa il vero grembo del crimine.
Frequentemente i figli che uccidono i genitori lo fanno per il denaro, quindi arrivare velocemente al godimento dei beni.Tutto è correlato al desiderio come necessità fisica. L’ istinto di desiderio pertanto, tende alla soddisfazione propria attraverso i beni materiali ed il valore si dirige, in molti casi solo tramite la “soddisfazione al possesso”, così che il soggetto stesso soddisfa l’ istinto omicida. Ciò fa capire pienamente quanto ci sia un indebolimento di valori ,di stati d’ animo e smarrimento dei sentimenti e della coscienza.
Proprio nel grembo della famiglia compaiono i comportamenti anomali e tendenzialmente delittuosi, anche per motivi prettamente futili, come appunto è appena accaduto nella città di Ferrara.
La famiglia in questo caso non si dissolve per sete di possesso del denaro o di qualsiasi bene patrimoniale, per poi sfruttare da soli le risorse familiari ereditate. In altri casi sono solo mossi da un generico desiderio di negare ogni rappresentanza ai valori sociali e generazionali. Invece sono spinti da rabbia, ribellione, troppe proibizioni e negazioni. Aspirano, quindi, ad essere liberi di scegliere e si ribellano alle figure parentali in quanto essi incarnano ciò che impedisce la realizzazione di se stessi, sopprimendo di conseguenza la propria identità di costellazione familiare.
Nel caso appena recente di Ferrara, si avverte la sensazione del figlio a sentirsi una nullità, incapacità e senso di colpa nei confronti dei genitori, al non riuscire al successo scolastico.
In questo caso, non è il denaro a muovere la mano del figlio criminale, ma è il bisogno di ribellarsi. Quindi, anche una mancanza di norme che regolano il comportamento sociale dove l’io rinuncia al proprio compito, il senso di colpa del figlio a non gratificare i genitori, e forse le alte aspettative dei genitori nel figlio. Non è la prima volta che un figlio uccide i genitori per nascondere un fallimento scolastico, per paura di deludere o perché esasperati fanno esplodere la follia.
