[pullquote style=”left” quote=”dark”]Falsi assistenti sociali, ma veri criminali: sgominata un’organizzazione specializzata nella commissione di furti e rapine in danno di anziani..[/pullquote]
All’alba di questa mattina i poliziotti della Squadra Mobile della Questura di Pescara e Chieti, con la collaborazione del Reparto Prevenzione Crimine “Abruzzo”, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Giudice delle Indagini Preliminari di Pescara, dr. Gianluca Sarandrea, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica dr.ssa Barbara Del Bono, titolare dell’inchiesta. Impiegati comunali, dipendenti dell’Enel, assistenti sociali, amici di famiglia e addirittura medici. Erano queste le mentite spoglie sotto le quali un’organizzazione criminale, formata da zingari residenti tra Pescara e Chieti, usava presentarsi, con fare rassicurante e confidenziale, presso le abitazioni di persone sole ed in età avanzata, che venivano poi immancabilmente derubate dei risparmi di una vita. Con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti e rapine in abitazione ai danni di persone anziane, sono finiti in carcere 12 nomadi abruzzesi del clan Spinelli-Bevilacqua, già noti alle forze dell’ordine. Ai domiciliari, invece, sono finiti 2 ricettatori, padre e figlio, che ricompravano i preziosi razziati dalla banda per rivenderli tramite le loro due gioiellerie – una nel pieno centro di Pescara e l’altra a Chieti – ora sottoposte a sequestro preventivo. Le uniche porte ad essersi aperte per i criminali, questa volta, sono state quelle delle carceri di Chieti e Pescara, dove, in attesa di essere interrogati dall’A.G., sono stati ristretti:
• E.S. nato nel 1960 a Ascoli Piceno, residente a Chieti;
• C.B. nata nel 1963 a Vasto;
• F.B. nato nel 1970 a Vasto, residente a Pescara;
• E.S. nata nel 1971 a Pescara, ivi residente;
• R.B. nato nel 1969 a Pescara, ivi residente in via Sacco 253;
• G.B. nato a Vasto nel 1973, residente a Pescara;
• C.S. nato nel 1970 a Pescara residente a Montesilvano;
• G.S., nato nel 1978 a Pescara, ivi residente;
• A.D.R. nato ad Avezzano nel 1958, residente a Montesilvano;
• G.S. nata a Avezzano nel 1972, residente a Pescara;
• L.B. nata a Vasto nel 1974 e residente a Pescara;
• W.D.R., nato a Rieti nel 1979, residente a Pescara;
Porte chiuse, invece, per due gioiellerie che, come detto, sono state sottoposte a sequestro preventivo dal GIP: una è ubicata a Pescara nei pressi di Piazza della Rinascita, mentre l’altra si trova a Chieti in Via Principessa di Piemonte, entrambe fanno capo agli unici due soggetti del gruppo, padre e figlio, finiti ai domiciliari: M.M., nato a Cerignola nel 1958, e M.M., nato a Cerignola nel 1988, entrambi residenti a Chieti. I due devono rispondere, oltre che della partecipazione all’associazione per delinquere, del gravissimo reato previsto dall’articolo 648 ter del Codice Penale che punisce, con una pena che va un minimo di quattro anni ad un massimo di dodici, chi impiega nelle proprie attività economiche beni di provenienza illecita. Su questo specifico aspetto dell’indagine ha collaborato la Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Chieti, che ha fatto luce su una serie di finte compravendite di oro usato.
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