L’inflazione e il blocco dei salari incidono sui beni di prima necessità.
La Cgil Chieti e la Filcams CGIL Chieti lanciano un grido d’allarme che nasce dall’ascolto quotidiano delle persone, dalle loro storie, dalle loro fatiche: oggi, sempre più cittadine e cittadini non riescono ad arrivare a fine mese. In un comunicato stampa affrontano la problematica. “Il quadro che emerge è duro, inequivocabile: si lavora, si stringono i denti, si fanno sacrifici… ma non basta più per vivere con dignità. Il costo della vita continua a salire senza tregua, con un aumento dell’inflazione negli ultimi tre anni, del 17%, salari e pensioni, invece, restano fermi, spesso inchiodati a livelli che non consentono nemmeno di coprire i bisogni essenziali. Questo squilibrio sta erodendo giorno dopo giorno la serenità delle famiglie, la sicurezza delle persone, il futuro di intere comunità. Nella provincia di Chieti, anche un gesto semplice e quotidiano come fare la spesa si sta trasformando in un peso insostenibile; pane, latte, pasta, carne, frutta e verdura: beni essenziali che dovrebbero essere garantiti a tutti, diventano ogni giorno un po’ più lontani. Dietro questi rincari ci sono scelte dolorose, rinunce silenziose: famiglie costrette a ridurre la qualità e la quantità del cibo, con conseguenze concrete sulla salute, sul benessere, sulla dignità. In Abruzzo il 10,1 % delle famiglie si trova in condizioni di povertà relativa (ultimi dati Istat disponibili 2024). Inoltre, la Caritas Diocesana di Chieti-Vasto che assiste oltre 2.000 famiglie, evidenzia una crescente povertà sul territorio. I dati recenti del 2025 indicano un aumento del 62% delle famiglie assistite dal 2014, con una forte incidenza del “lavoro povero” e un alto tasso di disoccupazione (47,9%) tra gli assistiti.” si legge nella nota.
“Non è giusto, non è accettabile, non è degno di un Paese che si definisce fondato sul lavoro e sulla solidarietà. Non è possibile che lavoratrici, lavoratori e pensionati vivano con l’angoscia di dover scegliere tra pagare una bolletta o riempire il carrello della spesa, non può essere questa la normalità, non può essere questo il volto dello Stato sociale. Ci chiediamo, con forza e con responsabilità: chi governa conosce davvero questa realtà? Si è mai fermato ad ascoltare chi vive con 500, 800, 1200 euro al mese? Parliamo di una parte enorme del Paese, di persone che lavorano ogni giorno nei negozi, nelle pulizie, nella vigilanza che tengono in piedi l’economia reale, ma che fanno sempre più fatica a tenere in piedi la propria vita. Per questo la Cgil Chieti e la Filcams CGIL Chieti chiedono con urgenza interventi concreti e immediati per contenere il prezzo dei beni essenziali; controlli rigorosi contro speculazioni e rincari ingiustificati; misure strutturali di sostegno al reddito per le tantissime famiglie in difficoltà; il rinnovo dei contratti collettivi, con aumenti salariali adeguati al reale costo della vita. È necessario, inoltre, aprire un confronto serio e responsabile con la grande distribuzione e con il mondo del commercio, per costruire soluzioni che mettano al centro le persone: chi consuma e chi lavora.”
“La Cgil Chieti e la Filcams CGIL Chieti continueranno a esserci, a dare voce a queste difficoltà, a trasformare il disagio in proposta e la rabbia in azione. Perché vivere con dignità non deve essere un privilegio per pochi, ma un diritto garantito a tutte e tutti.” conclude la nota.
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