Il sindacato fa riferimento anche al report della Caritas
“Ci sono momenti in cui i numeri smettono di essere semplicemente numeri. Una persona su cinque in Abruzzo è a rischio povertà. Dietro questa percentuale ci sono persone che conosciamo, lavoratrici e lavoratori che incontriamo ogni giorno nei luoghi di lavoro, famiglie che arrivano alla fine del mese facendo i conti con ogni euro. Il Report 2026 di Caritas Italiana racconta una situazione che non possiamo ignorare: la povertà diventa sempre più spesso una condizione che si protrae nel tempo. Crescono le difficoltà economiche, quelle legate alla casa, al lavoro e alla salute. Anche la Diocesi Chieti-Vasto ha contribuito alla rilevazione nazionale. Ma dietro questi dati c’è qualcosa che ci preoccupa ancora di più. Sempre più spesso oggi si può avere un lavoro e non riuscire comunque a vivere dignitosamente. È questa la realtà che incontriamo nel commercio, nel turismo e nei servizi. È la lavoratrice che fa poche ore perché il suo contratto è part-time involontario, ma vorrebbe lavorare di più. È chi vive di contratti a chiamata e non sa quale sarà il proprio reddito il mese successivo. È chi lavora nei fine settimana e nei giorni festivi e, nonostante questo, arriva a fine mese contando i soldi rimasti sul conto.” E’ quanto scrive in un comunicato stampa della Segretaria Generale FILCAMS CGIL CHIETI Daniela Primiterra.
“Chiediamo alle istituzioni di sostenere concretamente le famiglie, intervenendo sui costi della casa, dell’energia, dei trasporti, della scuola e dei servizi essenziali. Ma soprattutto chiediamo che chi lavora venga messo al centro della discussione e venga ascoltato. Non ci rassegniamo all’idea che essere poveri pur lavorando sia diventata la normalità. La nostra battaglia è una battaglia per la dignità. È la battaglia di chi apre un negozio la mattina, di chi pulisce un albergo, di chi lavora in un supermercato, di chi serve ai tavoli, di chi assiste le persone, di chi garantisce servizi ogni giorno. È la battaglia di chi ogni mattina entra in una banca, in un ospedale o in una fabbrica per fare le pulizie, spesso prima ancora che inizi la giornata di tutti gli altri. È la battaglia di chi lavora negli appalti, nelle mense, nei servizi di ristorazione, nella vigilanza e in tutti quei lavori indispensabili che troppo spesso rimangono invisibili, ma senza i quali aziende, ospedali, uffici e interi pezzi della nostra società non potrebbero funzionare. Sono lavoratrici e lavoratori che meritano rispetto, diritti, stabilità e un salario che permetta loro di vivere dignitosamente. È la battaglia di chi lavora e chiede semplicemente di poter vivere del proprio lavoro. Perché nessuno deve essere lasciato solo davanti alla difficoltà. E perché lavorare deve tornare a significare costruire un futuro, non soltanto riuscire a sopravvivere.”
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