Scopo della visita ridare fiducia al sistema dell’affido
La ministra per la Famiglia, Eugenia Roccella, questa mattina è arrivata a Vasto per visitare la casa famiglia dove sono ospitati dallo scorso novembre i tre figli di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, la coppia anglo-australiana cui è stata sospesa la responsabilità genitoriale. La visita è durata un paio di ore in cui la Roccella ha parlato con gli operatori ma non ha incontrato i bambini. Dopo il ministro si è recato all’ospedale di Atessa, per visitare il reparto di neuropsichiatria infantile diretto dal dottor Alessandrelli. “Non ho chiesto di incontrare i piccoli Trevallion né i genitori perché ero lì per un’altra ragione, e cioè trasmettere agli operatori una preoccupazione: c’è una sfiducia crescente nei confronti del sistema dell’affido, in particolare dei servizi sociali, che questo caso, con tutto il clamore che ha suscitato, ha contribuito ad alimentare. I risultati di un sondaggio di Antonio Noto sul tema sono in questo senso molto eclatanti. Il sistema dell’affido deve essere una risorsa preziosa per le famiglie in difficoltà, e se nelle situazioni di fragilità le persone provano paura e diffidenza ed esitano a chiedere aiuto perché – come si evince dal sondaggio – in molti casi si aspettano controlli invasivi e un troppo facile allontanamento dei minori, un’importante rete di sostegno e protezione si sfalda. Ma il senso è proprio questo: il sistema deve sostenere le famiglie, aiutarle, superare i problemi in un’ottica di alleanza. Quest’alleanza va ricostruita, questa fiducia va ripristinata, e una positiva e rapida soluzione del caso Trevallion, con un ricongiungimento della famiglia, sarebbe un ottimo segnale.” si legge nel post del Ministro.
Continua intanto l’impegno dell’avvocato Simone Pillon, avvocato dei coniugi Trevallion a far si che la famiglia si possa ricongiungere. Dall’Agenzia Ansa prendiamo una sua dichiarazione “Nella giornata di ieri, su invito del Servizio, abbiamo avuto un incontro coi miei assistiti, al quale hanno partecipato anche la tutrice e la direttrice della casa famiglia. Il clima è stato franco e costruttivo, con l’obbiettivo di superare le incomprensioni e di lavorare nell’interesse dei minori. All’esito si è ottenuto un immediato incremento dei tempi di incontro madre-figli, passati da un giorno a due a settimana, fermi restando gli incontri quotidiani col padre”
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