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Lanciano: operai sfruttati e vessati

Red.G.S. 19 Marzo 2015
40 visualizzazioni
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Due arresti, tre denunce. Sequestrata la fabbrica.Ñ

Una storia di “caporalato” con lo sfruttamento di romeni che venivano reclutati direttamente in Romania è emersa dopo lunghe indagini portate avanti dalla Procura di Lanciano.

Gli agenti del Commissariato di Lanciano diretto dalla dott.ssa Katia Basilico hanno eseguito 2 ordinanze di applicazione di custodia in carcere, sequestrato un edificio; i provvedimenti sono stati  emessi dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lanciano, dott. Massimo Canosa, su richiesta della Procura di Lanciano per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro: cd. “caporalato, reato introdotto nel 2011 (art. 603 bis c.p.)Sono state anche notificate tre informazioni di garanziaSi tratta di una delle primissime applicazioni (certamente la prima in Abruzzo) dell’art. 603 bis c.p., introdotto solo in epoca recente col d.l. 138/11, conv. dalla l. n. 148/11, per sanzionare il fenomeno del c.d. “caporalato” colmando “una vera e propria lacuna nel sistema repressivo delle distorsioni del mercato del lavoro”.  I dettagli dell’operazione sono stati illustrati in una conferenza stampa da Procuratore Francesco Menditto.

Le indagini, iniziate da personale del Commissariato di P.S. di Lanciano a seguito della segnalazione del Presidente di una associazione di rumeni a Roma, immediatamente coordinate dalla Procura di Lanciano, con la fattiva collaborazione di personale della Direzione territoriale del lavoro di Chieti-Pescara hanno consentito  di accertare (come ritenuto – allo stato – dal Giudice nell’ordinanza) una vera e propria attività di sfruttamento di cittadini stranieri, in particolare rumeni, che in condizioni di bisogno per le disagiate condizioni economiche, venivano:

  • reclutati all’estero (Romania),
  • indotti a venire in Italia per svolgere regolare attività lavorativa,
  • accompagnati in Italia,
  • ospitati in alloggi di fortuna e in precarie condizioni igieniche, con pagamento attraverso trattenute sulla paga;

per poi essere impiegati in una fabbrica di saldatura sita in un Comune del Circondario, in condizioni di totale precarietà:

  • nel mancato rispetto dei “minimi” diritti garantiti ai lavoratori in relazione all’entità della retribuzione del tutto inadeguata e comunque neanche regolarmente o in tutto pagata,
  • con la violazione della normativa relativa all’orario di lavoro, superando ampiamente il numero di ore previste,
  •  nella violazione della normativa in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro esponendo i lavoratori a pericolo per la sicurezza, la salute e l’incolumità personale,
  • con metodi di sorveglianza invasivi, talvolta con vere e proprie minacce, anche con l’uso delle armi e procurando lesioni, per assicurare il loro assoluto assoggettamento,
  • sottoposti situazioni alloggiative particolarmente degradanti (anche presso la stessa fabbrica). La misura cautelare della custodia in carcere è stata emessa nei confronti di:
  • R.S., cittadino italiano, residente a Pescara,  datore di lavoro “effettivo” dei dipendenti della fabbrica di saldatura e dell’Agenzia di lavoro da lui gestita e di tutti coloro che, anche “in nero”, lavoravano presso la citata fabbrica, con particolare riferimento ai cittadini rumeni;
  • G.B., cittadino rumeno, con lo specifico compito di reclutamento di personale straniero, in particolare rumeno, facendosi contattate attraverso annunci inseriti su siti internet (MERCADOR o BALAUR), offrendo loro lavoro quali saldatori in Italia presso la fabbrica di saldatura , curando il trasporto in Italia (pagando il viaggio eseguito tramite un pulmino ovvero provvedendo direttamente lui), portandoli nella fabbrica, procurando un alloggio in condizioni precarie (in un comune del Circondario), incutendo loro timore e minacciandoli, anche con armi da sparo, al fine di evitare che potessero chiedere migliori condizioni di lavoro o finanche la retribuzione pattuita (in misura largamente inferiore a quanto stabilito dai CCNL) ovvero denunciare i fatti alle forze dell’ordine o recarsi in Ospedale o da un medico in caso di lesioni patite anche sul lavoro, fornendo loro solo il minimo indispensabile per il vitto, presenziando e sovrintendendo ai lavori in fabbrica per porre in essere la condotta minacciosa e violenta, licenziando i lavoratori e curando i rapporti relativi alle somme che dovevano percepire (reprimendo le loro richieste), provvedendo anche ai pagamenti;
  • Sono stati identificati almeno 11 cittadini stranieri, quasi tutti rumeni assoggettati a sfruttamento.
  • Questi, in sintesi, alcuni elementi emersi nel corso delle indagini:
  • risultano minacce e percosse ai lavoratori;
  • un lavoratore, malmenato per aver richiesto una parte del denaro per il lavoro svolto occorrente per acquistare il cibo e generi di prima necessità, è stato minacciato con una pistola, successivamente sequestrata dal personale del Commissariato P.S. di Lanciano presso l’abitazione di B. G: che per tale motivo è stato arrestato nel mese di marzo 2014 e sottoposto a misura cautelare. B. G. intimava di non rivolgersi alla Polizia e di non recarsi presso le strutture sanitarie per curare le lesioni provocate dal pestaggio, . ma il lavoratore il giorno successivo si è recato autonomamente presso il pronto soccorso percorrendo a piedi circa 15 km essendo sprovvisto di mezzi di trasporto e di denaro;
  • nell’abitazione di B. G., in occasione del precedente arresto, sono stati sequestrati anche dei documenti d’identità regolarmente rilasciati e precedentemente sottratti a connazionali rumeni dai quali venivano estrapolate le foto per confezionare documenti contraffatti pure rinvenuti e sequestrati nell’occasione.  Sono stati anche sequestrati documenti  che lo rappresentavano come un appartenente alla Polizia rumena  utilizzati dallo stesso per incutere maggiore  timore;
  • i lavoratori venivano tenuti in uno stato di costante soggezione, anche per le possibili ritorsioni  sui loro parenti rimasti in Romania;
  • gli uomini del Commissariato P.S. di Lanciano unitamente al personale della Direzione Provinciale del Lavoro e della A.S.L. hanno effettuato un controllo all’interno della fabbrica nella quale i lavoratori venivano sfruttati. Nell’occasione hanno constatato che il 40% dei lavoratori risultava lavorare “in nero” in quanto non aveva alcun tipo di assunzione. Alcuni operai venivano fatti alloggiare in locali, all’interno della fabbrica, attrezzati all’uopo con letti e cucine da campeggio, in situazioni di promiscuità, scarsa igiene, dove le polveri ed i fumi ristagnavano in maniera seriamente preoccupante per lo stato di salute degli utilizzatori, considerata anche l’assenza di finestre o aperture per una attiva ventilazione dell’ambiente. All’atto dell’ingresso  gli operatori di polizia hanno dovuto aprire tutte le porte del capannone per un necessario ricambio dell’aria in quanto era impossibile procedere al controllo per la presenza, già dalle prime ore del mattino, di fumo intenso e un odore estremamente acre ed irritante dovuto alle polveri che venivano sprigionate dai lavori di saldatura e causa l’assenza di qualsivoglia  impianto di aspirazione. Alcuni operai addetti alla saldatura riferivano problematiche alla vista causa sistemi di protezione poco efficienti;
  • il licenziamento veniva gestito in modo arbitrario con lettere di dimissioni firmate in bianco;
  • dalle intercettazioni sono emerse delle situazioni di grave stato di bisogno e di necessità in cui versavano alcuni operai rumeni che lavoravano senza ricevere denaro ed erano continuamente costretti a richiedere piccole somme di denaro per soddisfare esigenze di prima necessità. Spesso chiedevano pochi Euro per comprare da mangiare (“ che non abbiamo per mangiare, pane…. domani dammi venti euro che non c’abbiamo, pane, non so come si fa…”).  Condizione di cui gli indagati erano pienamente consapevoli (“…eh, quelli che ti stanno a chiamare sempre, quelli volevano qualcosa per mangiare ….loro un pezzo di pane vogliono…). Gli indagati portavano loro un pò di spesa appena sufficiente ad andare avanti per  qualche giorno in attesa di consegnare loro una retribuzione che mai arrivava.

 

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