Il “capsicum” nell’era dell’AI
Capsicum L., 1753 è un genere di piante della famiglia delle Solanacee, originario delle Americhe, ma attualmente coltivato in tutto il mondo. Oltre al noto peperone, il genere comprende varie specie di peperoncini piccanti, ornamentali e dolci. Secondo alcuni, il nome latino “Capsicum” deriva da “capsa”, che significa scatola, e deve il nome alla particolare forma del frutto, una bacca, che ricorda proprio una scatola con dentro i semi. Altri invece lo fanno derivare dal greco kapto che significa mordere, con evidente riferimento al piccante che “morde” la lingua quando si mangia. Capsicum Capsa captum capere sono però anche le radici etimologiche latine del verbo capire italiano Del resto il primo significato di capire è quello di afferrare, afferrare con la mente … dunque anche capace, capacità in senso fisico, dunque contenere e comprendere. Infatti capire e comprendere sono due termini quasi simili ma che non hanno lo stesso signicificato, cum prendo … cioè abbraccio includo, faccio proprio qualcosa, un concetto ad esempio,, dunque capisco…. Capsicum… E allora con un po’ di peripezie con un giro un po’ largo siamo arrivati a comprendere che cosà è il festival del peperoncino piccante per noi filettesi: un contenitore di eventi, un amalgama di pietanze, un bouquet di aromi e profumi, un pout pourrì di spezie, ma soprattutto per noi è aggregazione di tante persone tanta gente grandi anziani e piccini che insieme concorrono e collaborano dentro la manifestazione. Il nostro festival è una nostra arca, sì un’arca come quella di Noè Arca di Noè (Misure in cubiti)Lunghezza: 300 cubiti (circa 135-150 metri)Larghezza: 50 cubiti (circa 22 metri)Altezza: 30 cubiti (circa 13-14 metri ) Dunque una tebà cioè un contenitore di uomini, di donne, di pensieri, di idee, di fantasia e di competenze, perché qui nell’organizzazione ognuno mette le proprie capacità e le proprie attitudini e intuizioni.
E viene da sé che quello del peperoncino inteso come contenitore come capsa come tebà diventa per noi un linguaggio, una identità, uno spazio dove essere e recuperare sé stessi. E questo è la motivazione principale che ci spinge oramai da quasi 20 anni a impegnarci con dedizione forte senso del dovere e sacrificio , ma puntualmente con ritrovato entusiasmo a riproporre e a organizzare questa kermesse di quattro giorni che impegna tutti i paesani e non solo . Inoltre abbiamo la consapevolezza che il nostro impegno ci espone anche a critiche , e abbiamo l’umiltà di accettarle e di chiedere scusa quando sbagliamo, perché del resto nessuno è perfetto, e delle critiche facciamo un motivo in più per continuare ad andare avanti e poterci migliorare. Capsicum abbiamo detto prima è una parola latina che deriva da capere. Che sta all’etimologia di capire ma anche di capienza, una unità di misura, un concetto di volume di spazio. Ciò vuol dire che dentro quella misura ci stanno diversi metri cubi, comprendere, che deriva da capere è dunque una unità di misura , il nostro perimetro quello rappresentato dal pericarpo del peperoncino, nessuno ce lo ha imposto e per questo resta per noi un momento di aggregazione di incontro di confronto più unico che raro. E questo che vi dico scusate se è poco. Vi dico questo perché al giorno d’oggi non è poi così scontato. Oggi giorno siamo tutti inchinati al nuovo dio del secolo attuale: l’intelligenza artificiale. Non ce ne siamo ancora accorti ma questo nuovo Dio non è soltanto sul trono ma nella tasca di tutti, a portata di mano dentro il nostro telefonino che è diventato uno strumento inseparabile per ognuno di noi, non più prolungamento della mano o non solo strumento di lavoro, ma ossessione e compulsione ed adesso con lintelligenza artificiale generativa anche arma di annientamento intellettivo di massa. Guardate che a breve l’IA soppianterà quelle che sono le nostre capacità di pensare, di immaginare, di creare, di sognare. In altre parole di noi chi si occuperà più se tutto verrà demandato all’intelligenza umanoide? Che senso avrà più parlare e occuparsi di humanitas? E questo è un vuoto uno spazio che la politica non può lasciare indietro non può lasciare vuoto. In un paese l’italia dove 12 milioni di italiani fanno uso di psicofarmaci e circa 5 milioni di sostanze stupefacenti e altri 4/5 milioni sono alcolisti, si capisce che il problema è questo: il non sentirsi più umani non riuscire a superare le difficoltà, dimenticare che la vita, anzi il lato prettamente umano della vita passa soprattutto attraverso il dolore, lo sforzo, il sacrifico. Ecco perché il nostro festival rappresenta un contenitore di umanità di uomini di donne di persone di ogni età che si confrontano che si amalgamano in un unicum che genera una unica identità: quella di un nuovo umanesimo che attraverso i rapporti i umani lancia la sfida alla umanoide, l’uomo oltre l’umano. Questa realtà come le tante manifestazioni che della terra d’Abuzzo oramai sono una caratteristica, vanno sostenute, vanno valorizzate , perché sono presidio all’umanesimo che resta in ognuno di noi. Le associazioni, i centri di aggregazione le proloco sono momenti ancora di crescita e di vita dell’umano che rimane in ognuno di noi. Quindi il peperoncino non è solo un contenitore di semi e di mordacità piccante: è una tebà di umanità e soprattutto di entusiasmo. (Luigi Libertini)
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