I piccoli crostacei hanno comportamenti complessi
Pubblicata su BMC Biology una ricerca guidata dall’Università di Parma mostra che i piccoli crostacei acquatici possiedono capacità comportamentali più complesse di quanto finora noto. Nella ricerca sono coinvolti l’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e l’Institut Cavanilles de Biodiversitat i Biologia Evolutiva dell’Universitat de València. L’importante studio fornisce evidenze di apprendimento associativo visivo e di risposte differenziate a diverse lunghezze d’onda della luce in tre specie di ostracodi podocopidi: Vizcainocypria viator, Loxoconcha elliptica e Xestoleberis nitida. Attraverso arene miniaturizzate “lab-on-a-chip”, progettate per osservare con precisione il comportamento di organismi di dimensioni microscopiche, il gruppo di ricerca ha studiato come gli ostracodi reagiscono alla luce verde e blu, sia in condizioni spontanee sia dopo un addestramento con stimoli positivi, come la presenza di cibo, o negativi, come segnali chimici di stress. I risultati mostrano che le risposte alla luce non sono semplici riflessi, ma possono essere modulate dall’esperienza e variano tra specie, trattamento e lunghezza d’onda.
Lo studio indica, in particolare, la presenza di una forma semplice di memoria associativa di medio-lungo termine: alcuni individui hanno modificato il proprio comportamento anche a distanza di 16–24 ore dall’addestramento. Le differenze osservate non riguardano soltanto la preferenza per una camera illuminata o buia, ma anche parametri di locomozione come esplorazione, inattività e velocità di movimento.“Questi risultati mostrano che anche organismi molto piccoli, dotati di sistemi nervosi relativamente semplici, possono esprimere forme di plasticità comportamentale sorprendenti”, spiega Elena Bellavere, prima autrice e corresponding author dello studio. “Gli ostracodi si confermano così modelli promettenti per indagare le basi evolutive della percezione, dell’apprendimento e dell’adattamento agli ambienti acquatici.” Il ruolo dell’Università di Parma è stato centrale nella concezione dello studio, nell’analisi dei dati, nell’interpretazione biologica dei risultati e nella stesura del manoscritto.”L’integrazione tra biologia evolutiva, ecologia comportamentale e tecnologie miniaturizzate è uno degli aspetti più innovativi del lavoro”, sottolinea Giampaolo Rossetti. “Questa ricerca dimostra come strumenti sviluppati in ambito bioingegneristico possano aprire nuove possibilità nello studio di organismi poco studiati, ma fondamentali per comprendere l’evoluzione della vita acquatica.”
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