Pour water from pitcher into glass, on dark blue background

Vietato l’uso potabile dell’acqua, sino a nuova disposizione, a Teramo e in numerosi comuni della provincia.
“A seguito di prelievi effettuati al Traforo del Gran Sasso l’Arta ha giudicato l’acqua in uscita non conforme, pertanto il Sian dell’Asl di Teramo (Servizio Igiene degli Alimenti e della Nutrizione) ha disposto l’uso per soli fini igienici”. Si legge nella nota della Ruzzo Reti. E’ poi arrivata anche quella della Asl di Teramo. “Le analisi eseguite dall’Arta su campioni prelevati dalla Asl di Teramo in data 8 maggio 2017 hanno rilevato una non conformità dell’acqua per ‘odore e sapore non accettabile'”. Via via nel pomeriggio sono state emesse le ordinanze dai sindaci dei comuni interessati. Tra i primi a firmarle quelli di Giulianova e di Roseto degli Abruzzi. Il sindaco di Giulianova, Francesco Mastromauro, si dichiara preoccupato della possibile disalimentazione delle utenze annunciata dalla Ruzzo Reti. “Sarebbe un problema serio per l’intera area servita dall’acquedotto”.
Elenco dei comuni dove viene limitato uso dell’acqua: Alba Adriatica, Ancarano, Basciano, Bellante, Campli, Canzano, Castellalto, Castelli, Civitella del Tronto, Colledara, Colonnella, Controguerra, Corropoli, Giulianova, Isola del Gran Sasso, Martinsicuro, Montorio al Vomano, Morro d’Oro, Mosciano, Nereto, Notaresco, Penna S. Andrea (Val Vomano), Pineto, Roseto, Sant’Omero, Sant’Egidio, Teramo, Torano Nuovo, Torricella Sicura (capoluogo e Bivio S. Chiara), Tortoreto e Tossicia.
Tra le tante reazioni alla notizia quella del WWF. “La prima denuncia del WWF sui problemi dell’acqua del Gran Sasso risale al 2002. Da allora sono stati spesi milioni di euro, sono state diffuse centinaia di rassicurazioni, presentati decine di esposti, ci sono stati un processo e un commissariamento… Evidentemente con ben pochi risultati se si continuano a verificare problemi. Oggi è scattato il divieto di bere l’acqua dei rubinetti, determinato dai primissimi risultati dei rilievi dell’ARTA, che ha trovato “non accettabile” l’odore e il sapore dei campioni prelevati. Sono in corso approfondimenti e sono state disposte ulteriori indagini con il coinvolgimento anche dell’università di Padova. Si avranno notizie più approfondite solo nei prossimi giorni. Intanto il disagio resta. Devono spiegarci cosa è successo, ma bisogna anche imporre un cambio radicale della gestione di una risorsa così importante e assurdamente non adeguatamente gestita.” si legge nel loro comunicato stampa.
“Davvero sconcertante apprendere, in queste ore, che la Asl di Teramo ha vietato l’uso potabile dell’acqua quando, per tutto questo tempo, Ruzzo reti e Regione primis non hanno fatto altro che rassicurare i cittadini minimizzando il rischio di contaminazione dai laboratori del Gran Sasso”. Questo il commento del Capogruppo del M5S, Riccardo Mercante, a seguito del comunicato diramato dalla Ruzzo reti nella giornata odierna, che ha così proseguito: “Quello che mi lascia davvero senza parole non è soltanto il comportamento del gestore che evidentemente non è assolutamente in grado di garantire ai cittadini un’acqua quantitativamente e qualitativamente eccellente, ma soprattutto la superficialità con la quale il Governo regionale, che pur dovrebbe farsi garante del buon operato della Ruzzo reti, ha affrontato la questione. Mi riferisco, in particolare, alla risposta evasiva data alla interrogazione con cui, lo scorso mese di dicembre, avevo affrontato il tema chiedendo alla Giunta di spiegare una volta per tutte se vi fossero stati effettivamente sversamenti di inquinanti, quale fosse la qualità delle acque e quali i rischi per cittadini costretti, per di più, a pagare bollette sempre più esose. Insomma, quello che chiedevo al Governo regionale era di controllare e verificare quanto era accaduto e quanto stava ancora accadendo alla sorgente del Gran Sasso. Purtroppo quello che ho ottenuto è stata una risposta superficiale ed evasiva diretta soltanto a porre l’accento sulla importanza ed utilità dei laboratori del Gran Sasso e quindi sulla necessità di garantirne la coesistenza con la sorgente acquifera. Certamente – ha proseguito Mercante – nessuno nega il valore dell’INFN e del lavoro svolto ma è evidente che questo non deve avvenire a discapito della sicurezza e della salute dei cittadini. Omettere di verificare e controllare più attentamente, anche se ciò dovesse comportare decisioni gravose, e permettere l’uso per fini potabili di un’acqua contaminata da sostanze tossiche e nocive è, da parte della Regione, gravissimo ed inaccettabile. Ed il risultato è che oggi – ha concluso Mercante – è stato vietato di bere acqua ai cittadini di 32 Comuni della provincia teramana dopo lo scalpore mediatico suscitato dalla vicenda, ma mi chiedo in passato se e quante e quali volte si sia fatto finta di nulla. Un intervento chiaro e definitivo, da parte della Giunta, che credo debba farsi carico, una volta per tutte, di risolvere il problema della convivenza sotto il traforo di due realtà difficilmente conciliabili, mi sembra il minimo che il Governo D’Alfonso possa fare a tutela e nell’interesse dei cittadini”.
