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Il 23 dicembre la tradizione si rinnova
Nella poesia di Cesare Fagiani, c’è tutta l’essenza della tradizione lancianese legata alla Squilla. A dire il vero è molto più di una ricorrenza, è una emozione che si rinnova e si tramanda da padre a figlio. Il 23 dicembre la “vucetta fine” della campanella, la squilla appunto posizionata sul campanile della Cattedrale, si fa sentire ininterrottamente dalle 18 alle 19 “nghe nu ndu lin da li che sa d’amore”. Quei rintocchi segnano un momento importanti per i lancianesi che si affrettano a recarsi nelle case dei parenti più anziani, a ritrovarsi in famiglia, per scambiarsi, quando la campanella termina di suonare, auguri e pensieri affettuosi. Ma c’e’ qualcosa in più di un semplice scambio di auguri, c’e’ la riconciliazione. Quella “vucetta fine” penetra nel cuore “squaje nu penzere malamente”. Con la Squilla che praticamente anticipa la notte di Natale per i lancianesi, le famiglie si ritrovano e ritrovano affetti che per varie ragioni rischiano di incrinarsi. E’ la speranza della rinascita, anche in questo caso, della famiglia che ritrova una unità antica.
