Reazioni di Cna Casartigiani e Confesercenti 
Ancora ricca di sorprese la fase che precede il rinnovo delle cariche in Camera di Commercio a Chieti. Alla luce delle posizioni prese nelle ultime ore da Confcommercio e Confartigianato arriva un duro commento a firma di Cna, Confesercenti e Casartigiani. Fino a pochi giorni le 5 associazioni si riconoscevano in Rete Imprese Italia con precisi obiettivi comuni. Oggi invece la situazione è cambiata. «Abituati a non sconfessare il mattino dopo quel che la sera prima abbiamo deciso insieme, confermiamo il nostro impegno per una Camera di commercio aperta al territorio e alle imprese. Rappresentiamo molta parte delle piccole imprese, e continueremo a rappresentare questo mondo con coerenza e impegno. Ragione, questa, che ci porta a immaginare anche l’assetto futuro dell’organismo camerale, e i necessari processi di integrazione con altre realtà del territorio regionale, come un processo aperto, condiviso e trasparente». Lo affermano le associazioni provinciali di Chieti di Casartigiani, Cna e Confesercenti.
«In questo processo – sottolineano le tre associazioni – credevamo che il mondo della piccola impresa (riunito sotto la sigla Rete Imprese Italia) potesse essere finalmente coeso, in grado di dare voce a un diffuso sistema di aziende, capace – per una volta – di presentarsi a un appuntamento con dignità, coraggio e autonomia. Ma evidentemente ci siamo sbagliati. Prendiamo atto, con rammarico, che questo comune sentire non è stato condiviso da tutti gli altri partner, nonostante le assicurazioni più volte ricevute negli incontri comuni, nonostante timbri e firme in calce a tre diversi documenti (datati 9 dicembre 2014; 8 e 9 febbraio 2015), tutti conclusi unitariamente e senza che in quelle sedi si fossero manifestati dissensi su metodi, persone, assetti».
«Invece, ravvedimenti o voltafaccia “last minute” ci fanno scoprire adesso che pur avendo messo nero su bianco timbri e firme, le cose andavano fatte diversamente. La verità – sottolineano Casartigiani, Cna e Confesercenti – è che la lealtà, come il manzoniano coraggio, non è merce in vendita: se uno non ce l’ha, non se lo può dare. Evidentemente, di fronte al valore della parola data e a un percorso sino a quel punto condiviso senza “se” e senza “ma”, hanno prevalso altre considerazioni: ma il problema, a ben vedere, non è nostro».
