L’autrice è psicologa, psicoterapeuta e terapeuta EMDR.
E’ in libreria “Psicologia per le arti performative” di Chiara Carlotta Leonetti, pubblicato da Carocci Editore nella collana Manuali Faber: il primo manuale italiano che propone una trattazione sistematica della salute mentale e dei meccanismi psichici che caratterizzano le professioni del mondo delle arti performative. Un volume che nasce per colmare un vuoto nel panorama italiano e che, per la prima volta, raccoglie in un unico quadro teorico e operativo le specificità psicologiche di chi lavora sulla scena e all’interno delle produzioni teatrali, cinematografiche e televisive. Un ambito nel quale, fino a oggi, molti dei riferimenti utilizzati provenivano dalla psicologia applicata allo sport, pur in presenza di differenze sostanziali che richiedono strumenti e competenze specifiche. “Il contesto delle arti performative ha caratteristiche decisamente diverse: mentre nello sport la prestazione può essere valutata, in molti casi, attraverso parametri oggettivi, nello spettacolo il giudizio è fortemente soggettivo e l’interprete mette in gioco il proprio corpo, le emozioni e parti della propria identità”, spiega l’autrice. “Per un attore, poi, c’è anche il rapporto con il personaggio e con storie intense capaci di entrare in contatto con i vissuti personali“. È proprio a partire da queste peculiarità che il libro costruisce una prospettiva autonoma, integrando psicoterapia, neuroscienze, pedagogia teatrale e ricerca contemporanea. Attraverso studi internazionali, riferimenti teorici, testimonianze e riflessioni specialistiche, Leonetti affronta alcuni dei nodi centrali della vita professionale degli artisti: ansia da prestazione, regolazione degli stati affettivi, attenzione, identità, dinamiche di gruppo, precarietà, relazioni di potere e condizioni di lavoro nel mondo dello spettacolo.
A sintetizzare il senso del volume è il regista Paolo Genovese, autore della prefazione: “Chiara Leonetti compie un’operazione difficile: attraversa neuroscienze, clinica, pedagogia attoriale e vita di palcoscenico senza perdere né il rigore né l’umanità. E soprattutto senza quella fastidiosa tendenza accademica a scrivere testi incomprensibili per dimostrare di essere intelligenti. Qui l’intelligenza c’è, ma serve a illuminare, non a intimidire. Questo libro ci ricorda una verità semplice: gli artisti non sono macchine per emozionare gli altri. Sono esseri umani che trasformano emozioni in lavoro. E qualche volta pagano un prezzo altissimo per farlo. Perciò consiglio questa lettura a registi, attori, insegnanti, produttori, studenti e anche a quegli spettatori convinti che “tanto stanno solo recitando”. Non è vero. A volte stanno sopravvivendo”. Con “Psicologia per le arti performative”, Chiara Carlotta Leonetti propone così non soltanto un nuovo strumento per chi opera nel settore, ma un cambio di prospettiva: riconoscere che la salute mentale degli artisti e dei professionisti dello spettacolo è parte integrante della qualità e della sostenibilità del lavoro, e che le specificità di questo mondo richiedono finalmente uno sguardo attento e adeguato per tutelare l’intero processo creativo.
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