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” Una storia … ” di Carina Spurio


di Carina Spurio

Scrivere significa perdersi nei labirinti della materia verbale e cercare il corridoio dentro il quale la realtà è andata a nascondersi.

Scrivere rappresenta un’irrimediabile condanna: ogni frase, sospesa sull’abisso di un atto, conduce pericolosamente nei sensi e al di fuori di essi, s’impregna di altri vissuti e riprende il suo corso tra passato, presente, e un impercettibile futuro.

Chissà di chi era stata l’idea di proporre il periodo di fine Rinascimento nell’era del digitale terrestre!

Ogni volta che Piera scriveva articoli su commissione, doveva tornare indietro nel tempo, improvvisare in un giro di valzer al passato con le vite altrui e poi, ritornare al presente con una puntuale testimonianza. Colpa del suo bisogno di visualizzare passato e presente, forse. Le due alternative non la convincevano affatto, ma con il senno di poi, accettava un’ipotesi, una qualunque. Quel giorno, nel suo articolo, era il periodo di fine Rinascimento.

Michelangelo Buonarroti moriva. In Inghilterra nasceva Shakespeare. La Repubblica di Venezia acquistava notevole importanza. Emanuele Filiberto, Duca di Savoia, curava gli interessi dello Stato sabaudo. Lo Stato Pontificio si era esteso notevolmente con Papa Innocenzo III. Gli Este ottenevano Ferrara.

In Toscana, i Medici, assumevano un ruolo politico importante, partendo da un’attività commerciale e bancaria. Tutto il meridione era sotto la pesante influenza spagnola.

Un episodio storico del momento: l’affissione delle 95 tesi protestanti sulla porta della chiesa del castello di Wittemberg per mano di Martin Lutero. Il clamoroso gesto ebbe risonanza in tutta Europa, mettendo in crisi l’autorità pontificia.

Il Concilio di Trento proclamava la Chiesa “diretta intermediaria tra Dio e gli uomini”. Intorno alla Terra c’erano i pianeti in rotazione. A Pisa era il 1564. Galileo nasceva. Galileo.

Piera leggeva e rileggeva la sua biografia da giorni, cercando di eludere l’ovvio e rubare l’essenza di un grande uomo in poche battute. Già. Le battute! Gli articoli dovevano essere di tremila battute spazi inclusi. Come si può definire un grande uomo come Galileo in tremila battute spazi inclusi? Impossibile!

Mentre un velo di nebbia proteggeva le onte della sua città di provincia, Piera ripensò a Massimo.

La sua storia d’amore con Massimo, era appena terminata.

Massimo, odiava i suoi full immersion nella scrittura.

Voleva una donna con il grembiule, pronta a catturare il primo granello di polvere della giornata.

Voleva orari normali e che a scandirli, fosse una figura femminile materna e rassicurante, tipo una madre.

Era così legato alla famiglia, che ne aveva due, probabilmente per via del suo spermatozoo ricombinato con qualche cromosoma arabo. La vita, tutto sommato, le era stata benevola.

Avrebbe potuto toglierle il senno, ma ancora la stupiva con momenti di creatività feconda.

Avrebbe potuto toglierle la voglia di scrivere, invece si era divertita a procurarle una rivale.

L’aveva stimata in quel momenti, perché le aveva dato la forza di prendere una decisione: le aveva lasciato se stessa dentro lo stupore di cose che non sapeva e di cose che non avrebbe capito mai.

Ma Piera non voleva capire, perché non appena provava a capire, la verità si svegliava e non voleva più a dormire.

Non si dovrebbe mai esser certi di niente, perché nulla merita certezza.

Si dovrebbe sempre lasciare appeso il dubbio, dentro l’armadio a quattro stagioni della vita. La vita.

Chi poteva dire di non aver mai desiderato afferrarne il mistero?

Al primo battito, chiedeva già scusa. Lo si poteva vedere dai visi dei neonati, nero seppia ai primi vagiti.

Si rigavano di venuzze rosse tra gli occhietti e le tempie.

Qualcuno, lì vicino, era già pronto ad avvolgerli con le mani calde di tenerezza.

Si ricominciava così, con il produrre sostanza organica che lentamente iniziava a decomporsi sul sottofondo di una nenia di mamma.

Intanto, Piera, divorava una biografia dietro l’altra cercando di abbozzare recensioni, per poi convincersi dell’inutilità di qualsiasi impresa e di qualsiasi destino.

Galileo Galilei non le bastava quel giorno. Aveva il bisogno di sviscerare un’altra biografia, di far scivolare la sua penna su un destino attuale e su qualcuno che non fosse un personaggio famoso.

L’urgenza di persone comuni mise in moto i suoi pensieri come un nervoso soffio di vento. Pioveva.

Scese al bar sotto casa: un caffè, avrebbe risolto le sorti del torpore mattutino.

Al bar, un gruppo di clienti elencava le spese: Enel, Telecom, Condominio, Banca, Commercialista, Avvocato, Spazzatura, Bollo, Assicurazioni e il nuovo morbo in tributo dal suono simile al verso della mucca: Imu.

Altri, reduci dalla scorribanda notturna per festeggiare lo scudetto, parlavano di calcio: Juve, Milan.

Il gazebo era deserto. Piera decise di entrare. Aveva ancora in mente la storia di Galileo Galilei.

Le sue osservazioni, in fondo, avevano chiarito al mondo che la matematica era la base di tutti i fenomeni fisici.

Il suo limite era stato aver vissuto in un tempo in cui un semplice dubbio poteva condurre un uomo alla morte e i suoi nemici pronunciarono la parola “eretico”.

Il cielo fu la sua gloria ma anche la sua sventura.

<< Caffè macchiato freddo o caldo?>>. La voce del barista s’intromise nei suoi antichi pensieri. In un angolo del bar, di fronte ad un Video Poker, una signora di mezza età pigiava nervosamente il dito su un tasto.

Piera tentò di ricollegarsi al suo tempo. Non era la prima volta che notava quella donna incantata davanti al monitor luminoso con un pugno di monete in mano.

Tra le dipendenze moderne stava aumentando quella dal gioco. Non era una dipendenza nuova, ma il fenomeno, si stava espandendo pericolosamente insieme ad una schiavitù paragonabile alla tossicodipendenza.

La spinta al gioco, secondo gli psicologi, conteneva il bisogno di forti emozioni: ci sono persone che non riescono a trarre la stessa intensità emotiva dagli affetti familiari e dai rapporti con gli altri.

Forse non c’erano cure per i nuovi intossicati che dilapidavano fortune riducendo le famiglie alla miseria e il suo mondo, sempre più difficile, presentava strade alternative pericolose: scorciatoie compulsive tra tasse, disoccupazione, pensioni miraggio e futuro incerto.

Intanto, in bella mostra sulla prima pagina di un quotidiano, la notizia del giorno: l’ennesimo imprenditore, si era tolto la vita.

Non c’erano più Diavoli, non c’erano più Santi: in compenso, molte nevrosi in continua evoluzione prendevano forme concrete.

 



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