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” Tra viaggio, sogno e finalmente realtà ” di Danilo Scastiglia


di Danilo Scastiglia

“Stai sanguinando non puoi più difenderti.

Stai respirando, ma questo non è ossigeno. E non è un avvertimento, non è un segno.

E’ tutto vero e sta accadendo adesso. Maledettamente proprio a te.

Mi stai sentendo? Sono tutto un altro te.

Quello che hai dentro, quello che forse non c’è.

Qualcosa sta cambiando, tu sai che è inevitabile.  Ma è fresco questo vento che si sta alzando. E io ti salverò!

E’ QUESTO IL GIORNO DELLE VERITA’. O SEI SOLO TU CHE VIVI A META’? VUOI PRENDERTI TUTTO, NON NASCONDERLO. NON PUOI DIRE NO, NON TI CREDERO’. IO SO CHE TU VUOI CORRERE, RIDERE, URLA NON TI SENTO. SEI GIOVANE, SEI LUCIDO. NEL GIORNO DELLE VERITA’.

Non credere alle favole, ma neanche alla realtà. A tutti quegli scrupoli che non ti fanno vivere. Non perderti mai niente che tenga in vita questo fuoco.

Illuditi convinciti che no: tu non ti brucerai. Se sei tu che vivi come me…Se sei tu…mi devi credere…Se sei tu che vivi come me…Just behind your soul…

Erano le note della stupenda colonna sonora dei Negrita che gracchiava e veniva sparata dalle cuffie del mio mp3 quella mattina di una soleggiata e colorata giornata di maggio. Sembrerà strano ma pare che tutto si stia evolvendo nel modo giusto. Sono innamorato e per una volta la cosa è contraccambiata da lei, Federica. Chi l’avrebbe mai detto che alla soglia dei trentacinque anni finalmente percepivo qualche cosa di diverso, forte, emozionante, affascinante, vero. I miei rapporti con le donne erano sempre stati quasi del tutto platonici. Conversazioni ed uscite sempre condite da sorrisi, battute, rispetto da parte mia, visto che mi reputo un ragazzo d’altri tempi; uno che ancora apre lo sportello dell’auto o porge la sedia per far accomodare una donna a tavola… Tutto questo però mi aveva sempre reso meno credibile agli occhi di chi avevo di fronte. Purtroppo o per fortuna, questo non sta a me dirlo ma a quanto pare tutte le mie conoscenze dopo un po’ che mi frequentavano preferivano sostituirmi con ragazzi rudi, gretti, che il termine rispetto o correttezza non sapevano neanche cosa fosse. Eppure la solita e stucchevole frase che ormai da una vita mi sentivo ripetere, che sembrava perseguitarmi ovunque e cioè “Sei simpaticissimo, mi fai troppo ridere, ma io voglio esserti solo amica!” ormai era entrata nella mia testa, nel mio essere sempre agli occhi degli altri mediocre, io che mediocre non lo ero.

Mentre la freccia bianca sfrecciava in direzione sud, la mia mente scorre ancora al passato, a tutto ciò che fino ad oggi ho dovuto rinunciare per via di frequentazioni che si riducessero solo a qualche bacio e a nient’altro. Si avete capito bene, alla mia età sono ancora casto e non me ne pento assolutamente! Con ogni probabilità le mie esperienze sono state negative a causa del mio non essere ipocrita, falso come tanti uomini. Tant’è.

Proprio quando ero sotto un treno, metaforicamente parlando ovvio, è arrivata nella mia vita Federica. E boom boom tutto è cambiato… E pensare che Federica era da una vita la figlia dei nostri vicini di casa. Avevamo condiviso i litigi sotto il quartiere quando noi ragazzini giocavamo a calcio e le bambine volevano occupare il terreno di gioco per “la campana”, divertimento femminile fatto di saltelli e di gessetti per terra necessari per disegnare i vari quadrati numerici. Eravamo cresciuti a sfotterci e a litigare, giornate e giornate intere a dircene di tutti i colori. E mentre crescevamo e diventavamo prima adolescenti e poi adulti l’antipatia sembrava man mano che scemasse. Lo iniziai a capire quando per via di mio nipote dovetti imparare a giocare a scacchi.

Mia madre mi aveva consigliato di chiedere aiuto a Federica perché lei giocava da sempre nella società cittadina con notevoli risultati, era stata tre volte campionessa regionale e una volta nazionale. Ne rimasi sorpreso, ma visto che mai mi erano interessati gli scacchi non mi diede fastidio chiedere un favore a lei.

Federica dopo qualche frecciatina ironica sul mio motivo di imparare il “sacro gioco mentale” come amava definirlo lei mi propose di andare a lezione due volte la settimana. Effettivamente il gioco non era per nulla statico come da sempre avevo sostenuto. Invece c’erano strategie per fare scacco matto e tutto risultava affascinante, anche una semplice mossa di un pedone. Le lezioni andarono avanti per un mesetto, ma poi ci si vedeva anche per parlare oltre allo giocare insieme, alla fine mi ero appassionato e molte volte pensai che mi fece vincere qualche partita per darmi il contentino a questo gioco che iniziavo ad apprezzare e non a disprezzare come facevo tempo addietro.

Per forza di cose parlammo anche delle nostre vite, di quello che facevamo, anche se le nostre rispettive madri di solito spettegolavano insieme; Federica mi raccontò di essersi lasciata dal suo ragazzo perché era un “troglodita”, non riusciva nemmeno a capacitarsene di esserci stata insieme per quasi tre anni.

Lei voleva andare a convivere ma Fabio oltre a non pensarci minimamente le disse chiaramente che per lui era solo un passatempo sessuale…

Federica non immaginò nemmeno lontanamente quanto mi fece piacere quella confessione, per la prima volta sentivo una donna lamentarsi di un uomo che non la rispettava, non le dava affetto e tutto il resto dell’universo dell’amore.

Al mio dargli pienamente ragione lei a voce bassa mi disse che erano pochi gli uomini degni possessori di sensibilità e rispetto per l’universo femminile. Poi mi chiese se frequentassi qualcuna…

Per la prima volta mi sentii libero di esternare ciò che avevo da troppo tempo dentro, represso.

Con candore e sincerità senza aver timore di essere giudicato o preso in giro le confessai anche che ancora non avevo mai fatto l’amore con nessuna!

Federica mi disse con franchezza che condivideva perfettamente il mio comportamento. Che onestamente averlo fatto con persone sbagliate non era stato il massimo e che sognava di trovare un uomo con i miei valori.

Le sue parole mi entrarono dentro in un modo strano, nuovo, incredibilmente bello.

Come quando apri la finestra di casa e fai entrare quell’aria fresca che ti riempiono i polmoni e ti purifica la mente di beatitudine.

Proprio uno spiffero di aria proveniente da un finestrino mi fece sorridere.

Continuai a pensare alle frequentazioni con Federica. Si intensificarono, ormai era piacevole fare ogni cosa con lei, dagli scacchi alle passeggiate al mare.

Quando ero in sua compagnia mi dimenticavo di tutto il mondo intorno a me, finalmente riuscivo a sentire la musica che aleggiava nel mio cuore.

Lei era contenta delle mie attenzioni ed io sicuro di me stesso, potevo essere libero di far uscire la mia natura dolce e di essere considerato per una volta anche piacevole.

Il primo bacio, quello vero con una persona che inizia a nutrire interesse per te fu romanticissimo. Quella domenica mi decisi di portarla a fare un giro in barca.

Dopo una giornata in cui parlammo di tutto, ridendo, mangiando panini preparati da me ed ascoltando la musica a palla facendo scappare tutti i pesci presenti nei paraggi, al calar della sera mi feci coraggio e finalmente la baciai… Nonostante la presenza della luna, mi sembrò di vedere luci ovunque.

Il tempo come se si fosse fermato, tutto bloccato e statico tranne noi due e le nostre labbra!

Dopo diversi mesi insieme affrontammo anche il delicato argomento di voler fare l’amore.

Federica con candore mi confidò che lo sognava spesso quel momento, voleva come del resto io che fosse tutto perfetto, speciale, indimenticabile.

Mentre ci apprestavamo a organizzare la nostra prima volta, Fede ricevette comunicazione per un lavoro fuori regione, precisamente in Puglia.

Aveva spedito la domanda diversi mesi prima.

Fui contento per lei, ma anche mi rattristai per il nostro bel rapporto che doveva per forza di cose bruscamente raffreddarsi.

Invece fui piacevolmente sorpreso di sentire molto vicina Federica che non smetteva un momento di rincuorarmi, chiedendo solo qualche giorno per sistemarsi nella sua nuova sede lavorativa, Taranto.

Passai tutto il tempo sul computer, mi feci una ricerca accurata della cittadina ionica e scoprii che mi piaceva, forse proprio perché c’era la mia lei.

Mi fece uno strano effetto pensare in quel modo, non più singolarmente ma come una coppia, due individui che si fondevano in un’unica persona.

Telefonate infinite e notturne scandivano il tempo e la distanza che ci separava, ma la stima, il desiderio di rivedersi e l’amore, quello vero che sapevamo di custodire nei nostri cuori ci spingeva ad organizzare un weekend insieme.

Entrambi contavamo i minuti che mancavano finalmente al nostro incontro, infatti ero io che la stavo raggiungendo a Taranto.

Ogni istante era buono per controllare se ci fossero messaggi sul cellulare.

Federica mi aggiornava sui suoi spostamenti, dapprima faceva la spesa per la nostra cena, poi era dalla parrucchiera, faceva shopping, ogni messaggio scandiva i suoi passi, le sue ansie, l’attesa…

Per me davvero ascoltare musica e leggere degli aforismi tao mi aiutavano a rilassarmi e ad assaporare il panorama che mi si presentava dinanzi agli occhi. Mentre tra le onde e sui trabocchi scorgevo il viso di Federica leggevo che “L’amore è il sole di ogni uomo che illumina il suo cammino verso la casa”, oppure “Il coraggio è come l’amore: è fratello della speranza”, e per finire “Io, uomo, finchè ho gambe, finchè ho occhi, dovunque io vada, sono il signore delle montagne, dei fiumi, del mare, del vento, della brezza e delle onde”.

Più leggo e più la penso, ogni cosa mi parla di lei, mi fa respirare di lei, odora di lei. Tutto esalta il mio modo di essere, mi sento bene, addirittura credo di essere bello, stupendo. Forse perché quando si è innamorati tutto ti rende positivo, anche magari quello che ti passa davanti mentre fai la fila in posta o in banca. Vedi tutto con occhi differenti. Socchiudo gli occhi per riposarmi un po’ ma lei mi squilla, mi dice con la sua voce “di al macchinista di fare veloce che non vedo l’ora di vederti, non resisto più”. Mamma mia, a trentacinque anni sembro un ragazzino alla prima cotta, ma è proprio così e non mi vergogno di fare sorrisini da ebete mentre la penso sul treno.

Due universitarie pare che se ne accorgano e ridono sonoramente, ma chi se ne frega, sono quasi arrivato da lei.

Eccomi Federica, stazione di Taranto, sembra come se già ci sono stato, non sono uno straniero in questa città, la gente mi guarda e mi saluta col capo, mi sento bene, frizzante, con il cuore che palpita nell’attesa. Affascinato dai miei passi che percorrono un viale che mi porta a superare un ponte che col tramontare del sole mi dona colori e sfumature incantevoli. Tiro fuori la nuova digitale acquistata e cerco di immortalare quel dipinto, che tanto dipinto non è, è realtà! Favolosa realtà. Federica mi ha detto di continuare sul lungomare e di andare in direzione del Castello Aragonese, denominato Castel S. Angelo. Una volta superato il ponte girevole l’avrei trovata…

Percorrendo la città vecchia vengo estasiato dal tramonto che l’antica “Taras” donava. Città che rimarca influenze greche. Scopro che è bagnata dal mar piccolo a nord e dal mar grande a sud. La zona che sto percorrendo è su di un’isola artificiale ed il castello di cui mi parlava Federica è sorto dopo l’invasione turca e aveva lo scopo di difendere meglio la città dalle incursione nemiche marine. Fu utilizzato anche come carcere ed ora è sede del comando della marina militare. Noto che il castello è rimasto quasi del tutto integro ad eccezione di un torrione demolito per far posto al ponte girevole. Il ponte girevole? Cavolo, allora sono arrivato.

Fortunatamente posso passare tranquillamente. L’ultimo tratto lo faccio di corsa perché mi sembra di aver visto Fede. Quando però la raggiungo mi accorgo che non è lei. Ero sicuro che fosse lei. Riprendo fiato e percorro qualche altro metro e mi siedo su una panchina proprio di fronte al castello.

Respiro profondamente e mi sento ora in forma. Uno spettacolo incantevole davanti i miei occhi, l’odore accattivante di qualcuno che cucina del pesce, i bambini che calciano un pallone e due ragazzi che si donano dolci effusioni da innamorati. Tutto d’un tratto mi sento tappare gli occhi da dietro. Il suo profumo l’avrei riconosciuto tra mille, come le labbra sul mio collo che mi danno la conferma che è proprio Federica.

Ci abbracciamo fortissimo, il cuore mi sembra che stia per esplodere, un delirio di emozioni si impadronisce del mio corpo. Non voglio staccarmi da lei, la bacio, la stringo, la accarezzo tutta, passo le mie mani sul suo viso, le dita sui lobi, sul collo, tra i capelli, sono di un romantico pazzesco.

Federica mi sussurra nell’orecchio che non ce la faceva più ad attendermi nascosta, e che solo ora sa di essere viva, prima era solo una donna smarrita che non sapeva cosa volesse ed ora invece sa, sa che mi vuole. Mi da la mano e mi accompagna verso casa…

Entrando in casa vedo che tutto l’arredamento è in perfetto stile Federica, tutto è semplice ma arredato con gusto. Non è una casa piccola, anzi. Ha una cucina grandissima con un tavolo centrale che permette di preparare tutto li con comodità. Salmone, cozze, vongole, gamberetti, scampi fanno bella presenza. Fede prende da un piatto diverse ostriche, me le fa mangiare dalle sue mani e mi sussurra che se non ho fame di cibo potrei mangiare lei, per tempo indefinito.

Per nulla impacciato la bacio con ardore, le dico che ho appetito della mia donna e che la adoro… Ci spostiamo in camera e con dolcezza, candore e passione ci liberiamo dei vestiti e ci amiamo. A più non posso, non mi sazio mai del mio amore, la voglio, la desidero, la bacio, ora so che Federica è mia. Mi appartiene ed io appartengo a lei, senza remore.

Questo è l’amore, voglio vivere di amore, voglio cibarmi di amore, voglio essere innamorato, sicuramente lo sono altrimenti tutta questa beatitudine non farebbe parte di me.

Federica, sei la persona che ha fatto breccia nel mio cuore, che mi ha reso uomo, sei la mia vita…



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