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Lanciano: il Dono, tra devozione e tradizione

L’8 settembre a Lanciano è il giorno del Dono alla Madonna.

Il Dono ci riporta alle immagini di ieri che sono quelle di oggi, se pensiamo all’operosità dei contadini e di coloro che si dedicano, con passione, alla terra. Conche di rame colme di grano ed abbellite con fiori di carta, carri sui quali si ripropongono scene di vita campestre, canti di una volta.

E’ la festa in onore di Maria Ss. Del Ponte, patrona della città. I doni, portati della contrade, sono i prodotti del duro lavoro nei campi. Pomodori, grano, peperoni, cipolle, ma  anche pietanze già cotte. La sfilata attraversa tutto corso Trento e Trieste per portarsi in piazza Plebiscito dove tutti i donativi vengono consegnati per essere poi venduti all’asta in serata. Quello del Dono è un appuntamento sentito dai lancianesi e lo dimostra la tantissima gente che ha seguito per l’intera mattina la sfilata.

E’ devozione alla Madonna del Ponte alla quale si dedicano le famose “Feste di Settembre” che culminano nelle tre giornate del 14,15 e 16 settembre chiudendo con una Processione solenne di grande partecipazione.  Dei festeggiamenti settembrini  “Lu done a la Madonne” è il primo momento importante, dove si fondono devozione e tradizione, folklore e recupero di tradizioni antiche.  Lungo il corteo. Tanti anziani, quelli che da decine e decine di anni partecipano e tanti i ragazzi, i bambini che, con bici o palloncini, hanno sfilato con le varie contrade. Un momento di gioia, di condivisione, di conoscenza del mondo rurale.  In molti carri viene messa l’effige della Madonna,  alcuni carri sono accompagnati da cori che cantano canzoni come “Evviva Maria e chi la creò..”, in altri si danza al suono del ddu-bbotte.  Il rito ebbe origine nel 1833 e rappresentava per gli agricoltori una forma di ringraziamento per il raccolto ottenuto ed una preghiera alla Vergine Maria per l’annata futura.  Guardata con l’occhio del turista la manifestazione ha un suo fascino. Vedere le donne che portano con fierezza le conche di rame sulla testa, vedere impastare il pane, fare le “bottiglie di pomodori”  suscita curiosità in chi vive in realtà lontane dalla nostra. Guardata con l’occhio del lancianese è il ritrovarsi in radici antiche, è il ricordare zio Gino, la campagna di nonno Januccio è risentire il profumo di quel mosto….ed allora non conta il numero dei carri o il numero degli spettatori, il Dono….è semplicemente …il Dono. G.S.

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