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Rapporto sull’agroalimentare in Abruzzo

Si è tenuto in mattinata il convegno sull’agroalimentare abruzzese organizzato in occasione della presentazione del volume “Rapporto sul sistema agro-alimentare in Abruzzo 2018”. Il Rapporto sul sistema agro-alimentare in Abruzzo 2018 ha la finalità di fornire una chiave di lettura dello sviluppo regionale del comparto agroalimentare abruzzese, ponendosi come strumento di analisi e riflessione a disposizione delle imprese, delle istituzioni e dei cittadini. Il Rapporto costituisce la naturale prosecuzione del volume L’agroalimentare abruzzese tra crisi e crescita edito nel 2014 ed ha previsto la collaborazione fra docenti, ricercatori e professionisti appartenenti al mondo dell’Università e ai centri di ricerca del territorio.

Hanno accolto i presenti il Rettore dell’Università degli Studi di Teramo, Dino Mastrocola, l’Amministratore Delegato del Polo Agire Donatantonio De Falcis, il Presidente del Polo Agire William Di Carlo ed il Presidente dell’ITS di Teramo Giovanni Di Giosia. L’evento ha visto poi la presentazione dei contributi di Emilio Chiodo e Maria Angela Perito, della Facoltà di bioscienze e tecnologie agroalimentari e ambientali dell’Università degli Studi di Teramo, di Daniela D’Angelantonio dell’Istituto Zooprofilattico dell’Abruzzo e del Molise G. Caporale, di Matilde Fiocco, del CRESA, di Alessandra Tavoni, dello Studio Rozzi & Consulmarchi, di Nicola Casolani e Lolita Liberatore, del dipartimento di economia dell’Università G. D’Annunzio di Chieti-Pescara. Queste alcune delle evidenze emerse dal Rapporto e dal convegno:

Il sistema agroalimentare ha un peso rilevante sull’economia abruzzese, sia per quanto riguarda la componente agricola che quella industriale.

A livello regionale si contano circa 38.000 occupati nel settore agricolo e industriale, il 7.3 % dell’occupazione complessiva, con un valore aggiunto che supera gli 1,3 miliardi di euro. In termini di produttività del lavoro il sistema agricolo regionale risulta meno efficiente di quello nazionale, con un valore aggiunto per occupato pari al 91% di quello nazionale. Ancora più netto è lo scarto per quanto riguarda l’industria agroalimentare, dove il valore aggiunto per occupato è pari solo al 74,1% della media nazionale (Fonte: ns elaborazioni da dati Istat 2016).

Ad un livello di analisi inferiore emerge come tra le province sono Chieti e Teramo a produrre il maggior valore aggiunto agricolo, rispettivamente il 29,6 e 29,4 % del totale regionale, mentre in termini relativi il peso dell’agricoltura sull’economia, che già in Abruzzo è superiore rispetto all’Italia (il 22% in più), è di molto superiore nella provincia di Teramo  (circa il 60%) e dell’Aquila (circa il 33% in più), mentre la provincia di Pescara risulta essere despecializzata nel settore (Fonte: ns elaborazioni da dati Istat).

La distribuzione degli occupati agricoli nelle 4 provincie, ultimi dati 2015, mostra la maggiore concentrazione nell’areali chietino, con il 37,9%, seguito dalle provincie di Teramo e l’Aquila, entrambe con il 23,4%, ed infine Pescara, 15,3% degli occupati agricoli della Regione. Per quanto riguarda il rapporto tra componente dipendente e indipendente del settore agricolo nelle provincie di Pescara e Teramo il rapporto è quello medio regionale, circa il 30% lavoratori dipendenti e 70% lavoratori autonomi.

Positivo il quadro del commercio estero, che nel suo complesso alla fine del 2017 vale 505,3 milioni di euro. Menzione particolare va riservata alle esportazioni di vini, per le quali con oltre 170 milioni di euro l’Abruzzo esporta circa il 2,7% del totale nazionale e che, con un incremento del 13,4%, colloca la nostra regione fra le più dinamiche del contesto nazionale (che ha fatto registrare una media del +6,4%)

Il quadro complessivo resta però incerto, con una fragilità nei riguardi del mercato che si fa sentire per i diversi settori produttivi ma che per alcune filiere resta un vincolo determinante sulla solidità delle imprese economiche.

Il quadro strutturale aziendale mostra tutta la debolezza del sistema delle aziende agricole con dimensioni del tutto insoddisfacenti rispetto alle esigenze di un’agricoltura moderna e condotta con criteri di razionalità ed economicità. La redditività delle imprese agricole resta un dato veramente preoccupante. Una parte consistente del reddito deriva dall’integrazione con contributi pubblici mentre, salvo rare eccezioni, il mercato non riesce a remunerare adeguatamente né il lavoro né gli investimenti. Le politiche dello sviluppo rurale messe in atto dalla Regione e dai tanti strumenti di sostegno che operano sulla intera filiera agroalimentare stanno producendo risultati di un certo rilievo, specialmente a sostegno di investimenti nei diversi segmenti produttivi.

La dinamica delle industrie alimentari risulta, al contrario, positiva, con incrementi di fatturato e con miglioramenti della produttività e della competitività specialmente nei settori a forte identità regionale.

Questi, dunque, alcuni dei risultati del Rapporto sull’agroalimentare abruzzese presentato martedì 5 febbraio presso l’Università degli Studi di Teramo. Il volume realizzato da Agire, il soggetto gestore del Polo di Innovazione Agroalimentare della Regione Abruzzo, ha visto la collaborazione di accademici dell’Università degli Studi di Teramo e G. D’Annunzio di Chieti-Pescara, del CRESA, del CREA, dell’Istituto Zooprofilattico dell’Abruzzo e del Molise G. Caporale, dello Studio Rozzi & Colsumarchi

Donatantonio De Falcis, Amministratore Delegato del Polo Agire e curatore del volume, commenta così: “L’identità agroalimentare regionale deve assumere un carattere fortemente evolutivo, sensibile ai mutamenti e, allo stesso tempo, fortemente legato ai territori ed agli ambienti produttivi. Per consolidare e favorire lo sviluppo di un comparto economico strategico per la Regione Abruzzo va promosso un sistema permanente di legami strutturali fra centri di ricerca, università ed aziende produttrici”.


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