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Facebook, un profilo una storia: Maria Assunta Maccarone

Singapore vado a Singapore benedette care signore, cantava un gruppo qualche anno fa. E’ proprio questo brano che si insinua nella memoria di chi capita per caso sul profilo Facebook di Maria Assunta nata a Chieti e vissuta a Brecciarola, un tempo conosciuta come Villa Socceto. Un paese di tremila abitanti o poco più il cui campanile si scorge dall’autostrada A24. Un posto tranquillo insomma in cui ci si conosce un po’ tutti e dove i cognomi hanno una valenza limitata perché esistono i soprannomi che indicano con certezza la provenienza della famiglia. Sì, ma che ci fa Maria Assunta Maccarone, la figlia di Rocco dei Valerij a Singapore?

Ciao Catia, cosa ci faccio qui? Facevo l’insegnante delle superiori di Fisica e Matematica e non ne potevo più della scuola italiana. Della “buona scuola” ricordo i diciannove anni della mia posizione nelle graduatorie di Verona, Pescara e Roma. Mi sentivo l’ultima ruota del carro anche perché ho vissuto male alcune trasformazioni, chiamiamole così. Negli ultimi anni avvertivo la presenza dei genitori davvero come molto ingombrante e gli studenti erano diventati “utenti” sì, ma di un sistema che avvertivo sempre più estraneo al discorso formativo e soprattutto educativo.

C’è una foto con delle bambine sulla tua pagina.

La foto con le bambine riguarda un viaggio del 2007 in Myanmar (ora di nuovo Birmania) dove ho visitato una scuola elementare. È stato stupendo: il viaggio più bello che io abbia mai fatto. Mi è rimasto nel cuore e ci resterà per sempre. La Birmania è l’unico posto al mondo in cui i bambini non chiedono l’elemosina o ti chiedono di acquistare qualcosa. Loro ti vengono incontro sorridendo e ti donano una radice di orchidea, un sassolino o un ritaglio di giornale!!!

Cosa ti manca dell’Abruzzo?

Dell’Abruzzo mi mancano gli amici, gli affetti e il Gran Sasso che ogni mattina guardavo all’alba ed ogni sera al tramonto dalla finestra della cucina. Ogni volta diverso. Ogni volta spettacolare. Ma mi mancava anche quando vivevo a Verona e a Roma.

Pensi mai di voler tornare in Italia e ancora di più in Abruzzo?

Non so quanto durerà la nostra esperienza qui a Singapore, ma so che è appena iniziata e ci piacerebbe restare ancora. Si vive bene qui Catia. Tutto funziona in incredibilmente bene. Viviamo a Singapore ormai da quasi due anni e ci muoviamo benissimo con i mezzi pubblici, senza auto. La macchina non serve. Qualche volta abbiamo preso il taxi. Ti faccio ridere. Singapore è l’unico posto al mondo in cui se il tassista sbaglia strada blocca il tassametro o ti fa pagare meno! Davvero incredibile!

Sei sempre connessa, ora si dice così, grazie anche ai social alla società che hai lasciato. Ho letto un tuo post qualche tempo fa che parlava del razzismo.

Cara Catia, qui funziona che ogni gruppo etnico ha la propria religione ed ognuno pratica quello che vuole senza dar fastidio agli altri, senza giudicare. E’ nella loro cultura. Ognuno veste come può e vuole e nessuno se ne interessa! La cosa più strana che vediamo ancora ogni giorno è che alcuni cinesi acquistano “soldi finti’ e li bruciano nei bracieri davanti alle case, ai condomini, per le strade! Oppure comprano automobili, case ed altri oggetti finti di cartone e nelle notti di luna (credo crescente) bruciano l’oggetto dei loro sogni per poi ottenerli nella vita reale! Alcuni bruciano i soldi anche quando muore qualcuno.

Vita quotidiana. Una abitudine strampalata? Una circostanza che ti verrebbe subito da raccontare.

I panni stesi. Ho visitato più di 40 Paesi ma l’unico posto al mondo che io ricordi in cui si stendono i panni sulle canne è Singapore. Le canne le trovi ovunque e escono pure da sotto le finestre…in verticale! Non so se mi spiego.

Il brano che ho nominato prima dice che a Singapore c’è la mania di fare l’amore. Quanto c’entra l’amore in questa tua avventura?

Ho conosciuto Antonio a Chicago. Dovevamo fare un viaggio, la Route66 in macchina da Chicago a Los Angeles appunto e lì abbiamo condiviso l’auto e poi il resto, tutto il resto. Poi ci siamo frequentati ancora con alcuni del gruppo. L’amore che c’entra? Non lo so se c’entra ma vivere in una società multietnica, multiculturale dove nessuno dà fastidio a nessuno ed ognuno fa quello che vuole nel rispetto degli altri penso che abbia a che fare anche con l’Amore con la A maiuscola. Qui circolano tanti soldi. In alcuni casi qualcuno li va a prelevare con il carrello Catia ma nessuno si avvicina e sai una cosa? Gli anziani non sono mai da soli se devono attraversare la strada perché ci sta sempre un ragazzo qualsiasi che arriva a prendere la mano del nonno di turno e i bambini girano per strada da soli perché non ci sono i pericoli. Aspetta che ho un cliente e torno in chat tra poco.

…..

Eccomi di nuovo. Non abbiamo parlato del tuo lavoro… made in Italy, ovviamente.

A Singapore abbiamo un piccolo coffee bar restaurant Pasta King che trovi in molte riviste cinesi. Lo abbiamo aperto in una zona dove vivono solo i “locali”… quasi tutti di razza cinese. Qui il termine “razza” non è una parolaccia… anche sui documenti c’è scritto così. Il 98% dei nostri clienti sono Singaporeani cinesi! Noi vogliamo portare l’autentica e tradizionale cucina nostra. Il fatto è che qui ci sono troppi ristoranti dove fanno cucina fake o fusion e molti di loro non sanno com’è la carbonara autentica. Allora io con molta pazienza spiego e racconto la storia della carbonara, quella vera che non si fa col parmigiano e mai sia con la panna! Catia, ti risparmio la spiegazione della “carbonara souce in the Can”, un’ invenzione degli australiani!

Ci sono molti italiani a Singapore?

Gli italiani vengono, ma non vivono qui. Non è un posto considerato figo insomma ma è quello che abbiamo scelto io e Antonio per i prossimi anni.

Com’è stato l’inizio? Immagino cosa voglia dire vivere in un posto senza riconoscere nessuno della tua razza? Stavolta uso anche io il termine “razza” come fossi singaporeana.

E io ti dico grazie. Com’ è stato? Bah, non è stato affatto semplice vivere qui un anno senza lavorare. Abbiamo vissuto in casa con una famiglia indiana speciale per condividere le spese. Qui si usa molto. Abbiamo studiato bene la situazione ed il posto dove aprire la nostra attività. Abbiamo impiegato tanto tempo non perché sono lenti, ma non volevano darci il permesso per via di connazionali che prima di noi sono stati qui e hanno fatto i furbi!

Quanto costa avere un’attività a Singapore?

Catia, qui le tasse le paghi dopo 100.000 dollari di incasso e va per fasce di reddito, ma il tutto non supera mai il 14-15% di ciò che ricavi e l’IVA è al 7%.

Senti ma Facebook ricorda che oggi è una data importante. Che coincidenza!

Sì, oggi è l’anniversario del nostro matrimonio e tu Catia, ci hai fatto un regalo.

Grazie Mariassunta e mi raccomando, tagga i tuoi amici cinesi con questo articolo, anche se dubito che capiranno l’italiano, ma non dimenticare i brecciarolesi!

No, e appena rientro per le vacanze guarderò il campanile dalla A24.

Catia Napoleone

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