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Pescara: l’Associazione Fontevecchia parla di rivolte dimenticate

Per il “Weekend della Cultura”, un importante appuntamento organizzato dall’associazione Fontevecchia. Sabato 24 marzo 2018 alle ore 17:00, presso la libreria Rusconi all’interno della stazione centrale di Pescara, si parlerà di rivolte dimenticate e delle insorgenze in Abruzzo e nel Sud Italia.

I sanfedisti, la reazione all’invasione, il 1799, Frà Diavolo. : Argomenti che saranno trattati dal giornalista Fernando Riccardi, assieme a Claudio Saltarelli, editore del volume “Storia della Spedizione dell’eminentissimo cardinale Fabrizio Ruffo”. Un appuntamento importante, per conoscere la storia delle insorgenze abruzzesi e del “generale” Giuseppe Pronio: abate, armigero e capomassa.

L’Associazione Identitaria “Alta Terra di Lavoro” ha editato la ristampa anastatica della “Storia della spedizione del Cardinale Ruffo”, opera di Domenico Petromasi, risalente al 1801. Un corposo ed assai circostanziato saggio introduttivo a firma dello storico Fernando Riccardi, ricostruisce, passo dopo passo e in maniera dettagliata, la straordinaria impresa che nel 1799 portò il porporato calabrese Fabrizio Ruffo a riconquistare il Regno di Napoli, invaso dai giacobini, con la sua “armata reale e cristiana”, composta in gran parte da volontari raccolti strada facendo sotto l’emblema della Santa Croce. Fu allora che nacque l’epopea dei sanfedisti, dei lazzari, degli insorgenti, dei briganti, di Michele Pezza, alias Fra’ Diavolo.

Sarà l’occasione per parlare anche delle “insorgenze d’Abruzzo”, fenomeno storico di 219 anni fa e illustrare la figura di Giuseppe Pronio, nato nel 1760 ad Introdacqua, uomo con una certa cultura e di famiglia agiata e civile, dopo essere stato chierico, divenne armigero del marchese di Vasto. Sposato con figli, con l’arrivo degli eserciti francesi divenne uno dei più abili e temuti capimassa delle zone settentrionali del Regno. Messosi a capo di 700 uomini Pronio divenne “capomassa” ossia guida dei briganti e, in seguito, affiliandosi alla causa borbonica, Ferdinando IV, il 2 giugno 1799, lo nomina generale e comandante degli Abruzzi. Leggendario per la sua bellezza e charme, Pronio era un brigante gentiluomo che non tollerava i soprusi e che, con il suo coraggio, riuscì a riconquistare Ripa Teatina, dove i francesi avevano fatto strage dei frati del locale convento, Chieti, Ortona, Lanciano, Vasto e tentò anche di liberare Pescara difesa da Carafa. Di lui si persero le tracce dopo la battaglia del Tronto nel 1801, per riapparire nel 1804 a Napoli dove morì col grado di colonnello dell’esercito borbonico.

Il nome più famoso dell’impresa sanfedista, però, rimane quello di Fra’ Diavolo, al secolo Michele Pezza di Itri. Michele, giovane dal fisico mingherlino ma dal coltello facile, deve il suo soprannome al voto fatto dalla madre, che da piccolo, e per molti anni, lo veste con un saio francescano. Quando risponde all’appello del cardinale Ruffo, a 25 anni, ha già una taglia sulla testa. Il capo dei sanfedisti gli assegna il territorio tra Cassino, Caserta e Capua. Si racconta che in pochi giorni riesca a mettere insieme una banda di oltre duemila accoliti. Le sue veloci azioni da guerrigliero procurano non pochi danni alla ritirata francese mentre il territorio occupato dalla sua banda, sulle carte geografiche, è segnato da un cerchio rosso; giusto per segnalarne la pericolosità!

Dopo la caduta della repubblica napoletana, Fra’Diavolo diventa colonnello del re ed il suo esercito veste con giubbe di fustagno color tabacco, camiciotti di rigatino blu, coccarde bianche sui capelli a cono, cioce ai piedi. Michele Pezza muore qualche anno dopo, nel 1806, sempre al servizio del re Borbone.

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