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Atessa,rifiuti sanitari: ambientalisti in allarme per un nuovo impianto

WWF, Legambiente e il Comitato “Noi Messi da Parte” , rappresentati da Fabrizia Arduini, Giuseppe Di Marco e Marco Severo hanno presentato questa mattina in una conferenza stampa a Pescara le proprie osservazioni in opposizione ad un  progetto per la realizzazione ad Atessa di un impianto per il trattamento di rifiuti sanitari a rischio infettivo mediante sterilizzazione. “Si tratta di un impianto di notevoli potenzialità visto che prevede il trattamento di ben 20.000 tonnellate l’anno potenziali, a fronte delle 4000 t/a prodotte in Abruzzo. Una capacità più che quadrupla rispetto alle esigenze regionali che lascia aperta ogni ipotesi sulla possibile futura importazione in Val di Sangro di rifiuti sanitari a rischio infettivo da altri territori. In ogni caso il progetto, grazie alla capacità dell’impianto a disposizione, ipotizza di allargare l’interesse anche a rifiuti di altro genere: 4.500 tonnellate anno di rifiuti pericolosi, e 10.500 tonnellate anno di rifiuti non pericolosi.” Si legge nella nota stampa “Tutto questo nonostante a ridosso dello stabilimento, anche a poche decine di metri, siano presenti abitazioni civili, bar e negozi; a poco più di un chilometro c’è invece il SIC (Sito di Interesse Comunitario) Bosco di Mozzagrogna. Anche se la ditta come essa stessa asserisce, è leader nel panorama nazionale circa la gestione di rifiuti provenienti da attività ambulatoriali e ospedaliere, non può in alcun modo cancellare le inevitabili ripercussioni che si avranno sul territorio. E in ogni caso – sottolineano le associazioni – resta di difficile comprensione la scelta di aprire anche ad altre tipologie di rifiuti.  Sembra ormai – hanno sottolineato Legambiente, WWF e “Noi Messi da Parte” – una costante abruzzese, quella che vede proporre nel territorio regionale quasi esclusivamente realtà produttive che comportano un certo e spesso notevole impatto ambientale, in special modo in relazione con quanto attiene alla gestione dei rifiuti e alla loro trasformazione. Attività queste che vanno inevitabilmente a interfacciarsi negativamente con la biodiversità di interi ecosistemi e quindi con la salute umana.”

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