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“Anime e acciughe” di Achille Mauri – La recensione

La recensione di Catia Napoleone

Ci si può convertire con un libro?  e restare tre giorni  incollati a duecentonovantotto pagine nella santa ( si fa per dire ) volontà di rivedere un po’ le proprie convinzioni? La specialità di Achille Mauri, mezzo autore e mezzo protagonista della storia inedita – assolutamente inedita -sull’aldilà è quella di entrare nell’ anima del lettore senza bussare, con un tuffo o magari con una capriola.  Anime e Acciughe è un romanzo, così dice la copertina di Bollati Boringhieri ma, in realtà, è nulla di più e nulla di meno di un percorso di conversione fattiva. Già … ma ci si converte a cosa? Achille ci leva subito da ogni imbarazzo perché a lui non interessa la religione Non importa che tu sia cattolico credente, musulmano, buddhista o animista. La religione è una delle possibilità di esprimersi che ogni anima possiede. Già… una possibilità come può esserlo il sesso, l’età o il colore della pelle.  Certo è che tutti, ma proprio tutti, si chiedono cosa diavolo ci sia dopo. E allora lui racconta le sue vicende e i fatti e i personaggi prendono corpo, si materializzano, si ficcano dentro al lettore. E’ bizzarro ma l’aldilà diventa l’aldiquà, la cosa più certa che ci sia. Achille viene a mancare nella sua casa in Via Cusani, a Milano. Presto i suoi cari scopriranno il suo corpo rigido e buffo nella camicia da notte bianca e inizieranno a organizzare le esequie ma lui le eviterà.  E’ ancora troppo presto per vedere il dolore di Sebastiano, di Santiago e di Diana e poi, ogni anima ha a disposizione un solo un filo di voce, una riserva preziosa, un colpo in canna da sparare al momento giusto. No che non si può sprecare una simile fortuna per le proprie esequie e così il protagonista custodisce l’unica opportunità di comunicare con questo mondo …forse con Diana, l’unico angelo presente in un ambiente così sfacciatamente laico, fino alla fine. I dialoghi vivi, vivissimi incalzano e il lettore si ritrova a chiacchierare con i diversi personaggi dell’allegra combriccola: Lucrezia, Marco e Umberto Eco che, addirittura, racconta barzellette. E che dire del maresciallo Radetzky che no, non sa cosa rispondere sull’Unità d’Europa e se la cava con la scusa plausibilissima dell’Italia che avrebbe dovuto fungere da cerniera ma che nemmeno ai tempi dei Visconti e degli Sforza aveva una sua identità.  Il fatto è che il magnetismo – perché se non è stregoneria si tratta di magnetismo –  non finisce nemmeno con l’ultima pagina del libro.  Achille ha vissuto in Africa nel Dahomey, l’attuale Benin, e si è occupato a lungo del paranormale. Qualcosa passa attraverso la carta del libro se, alla fine della fiera, la morte non è niente e la famosa stanza accanto, consolazione storica dei cristiani ( mi perdonerà l’autore se uso questo termine) diventa palpabile. La stanza c’è anzi, in verità, ci sta uno spazio che non è definito e che è abitato da tutte le anime immaginabili anche dai cani, dai gatti, dagli uccellini e dall’elefante Mario. E le anime simili si uniscono. Lo fanno dove capita, anche in un garage. Achille non si concede molto facilmente ma si promette a Lucrezia. In seguito,  si unirà a Marco e a tanti altri e vorrà farlo proprio nel garage di piazza San Marco, la nuova dimora che Ely il suo gatto ha scelto, nella Porsche degli amici suoi e di Diana.  L’idea troppo poco vitale dei suoi settantasei anni portati male diventa un ricordo lontano. Lui sarà sempre un adolescente e, fatto incredibile, nel nuovo stato di Pura anima scopre di pesare appena ventuno grammi il che vuol dire praticamente di essere capitato, per caso, in Paradiso.  A pensarci bene, però, nessuna delle anime parla del Paradiso, né dell’Inferno, né del Purgatorio e men che mai del Limbo.  Le anime vivono tutte insieme e sono tante, tantissime perché molte stanno lì sin dall’ epoca del Paleolitico e funziona che parlano in continuazione tra di loro e salgono su un autobus in diecimila senza social e senza ma.  E dalle unioni?  Cosa vien fuori dalle anime che … si  uniscono? Beh, succede che ciò che è stato interrotto in vita, un amore o un sogno viene portato a termine da altri grazie all’amplesso, a un meraviglioso amplesso senza carne né sesso. E così ci sarà chi un giorno deciderà di andare a Perth e non sa perchè. Un altro magari andrà in Africa a prendere una conchiglia di cauri e scoprirà un mistero vero, non uno di quelli raccomandati. E le acciughe?  Che c’entrano le acciughe? Beh, ma perché hanno quel colore? Chi sa disegnare esattamente un’ acciuga? E chi se non lui? … il solito Achille!  Insomma una lettura da consigliare seppur con qualche controindicazione. Sarebbe stato interessante chiedere all’autore  ehm , mi scusi signor Achille, non vorrei fare la menagramo ma posso chiederle se questo romanzo non è anche un testamento privato, un meraviglioso testamento scritto per Diana, Santiago e Sebastiano?. E Achille cosa avrebbe risposto? Può darsi, può chiedermelo, certo che può chiedermelo… tanto io non sono mica superstizioso! 

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