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“”Quattro donne e una cucina” l’ebook di Salvina Pizzuoli

l’Ebook pubblicato da Edida
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Salvina Pizzuoli,insegnante e scrittrice che abbiamo avuto il piacere di ospitare nelle pagine del nostro giornale con un suo articolo nel quale ha raccolto le bellissime impressioni avute visitando l’Abruzzo, ha pubblicato un ebook dal titolo “Quattro donne ed una cucina.” E’ lei stessa a presentarci la sua pubblicazione.

Non  è un ricettario ma contiene ricette, non è un racconto ma si può leggere come se lo fosse, non è un’antologia ma raccoglie pezzi celebri sulla cucina; leggende, aneddoti e curiosità documentano alcuni ingredienti e la nascita dei ricettari.

Quattro donne decidono di realizzare un progetto culinario per fare qualcosa insieme.

Una è fanatica dell’ordine e della precisione, l’altra filosofeggia su tutto. Una insegue ricordi e nello stesso tempo si proietta nel futuro perdendosi negli spazi virtuali, non ama mangiare e partecipa al progetto solo come cronachista. L’altra c’è solo quando è in cucina.

Quattro donne da scoprire dentro il diario di una di loro, Francesca, ricco di considerazioni, ricordi, racconti, brani dedicati alla cucina, al cucinare e ai suoi ingredienti; insomma uno zibaldone, come la vita.

Pagine dal Diario di Francesca

La cucina di Giulia

Non una sbavatura, non un ninnolo, non un oggetto che non risponda pienamente alla funzione preposta: cucinare.

Corre lungo il perimetro di quattro pareti e occupa una buona porzione della parte centrale di una stanza luminosa e ampia; il bianco dei muri riflette i colori degli arredi, bianchi e argento, e ne esalta il candore e la lucentezza […]

Non ci sono sedie nella cucina di Giulia, scrivo quindi queste note appollaiata su di uno sgabello alto e stretto, con la seduta circolare accettabilmente comoda e accogliente grazie anche a una piccola spalliera imbottita.

Non è proprio il massimo, ma io e il mio portatile ci adatteremo.

D’altronde non mi resta molto da fare per ingannare il tempo dell’attesa, quello che occorrerà alle tre cuciniere per realizzare faticosi manicaretti.

 I consigli di Marta

La più caustica e senza fronzoli, contrariamente al suo standard muto, è stata Marta che ha concentrato nelle indicazioni sulla cottura tutte le sue spiegazioni e con fare deciso ha iniziato dicendo che la cosa migliore sarebbe riuscire ad acquistare il riso giapponese, che ha i chicchi piccoli e tondi, ma se non lo si trova si può ripiegare su un riso delle stesse dimensioni che però non sia parboiled (che vuol dire scottato, mi ha chiarito a richiesta).

– Dopo averlo lavato bene, va fatto riposare e poi scolare per almeno 15 minuti. Una volta scolato si mette in una pentola con tanta acqua/tanto riso: una tazza di riso, una di acqua abbondante.

Si fa cuocere senza coperchio a fuoco vivace fino a che non ha avviato il bollore, quindi per un altro minuto e poi a fuoco dolce per altri 8 minuti, ma coperto. Poi ancora a fuoco vivace per qualche secondo. Passato questo tempo si spegne il fuoco e si lascia riposare per altri 15 minuti sempre con il coperchio chiuso. È così che il riso mantiene tutti i suoi profumi – ha concluso.

A questo punto Marta ha ritenuto chiusa la conversazione; si sono alzate e si sono rimesse al lavoro.

Le considerazioni di Giulia

Ho scelto questa pagina perché sono d’accordo con quello che la protagonista dichiara al termine del racconto: cucinare è un’arte e come tale può rendere chi la pratica ricco e soddisfatto di sé.

Io adoro cucinare, ma non in tutte le cucine.

La cucina è un luogo ordinato, nato e creato con uno scopo ben preciso, pratico, organizzato.

Io sto bene nei luoghi così fatti. Le cucine troppo vissute, troppo

piene di oggetti non adeguati mi frastornano perché non ne capisco più la funzione.

Può sembrare fredda e asettica la mia cucina, come spesso da molti viene definita, ma al contrario per me è perfetta. La mia cucina ha qualcosa di cui gli altri non sanno nulla.

Giulia

Le storie di Francesca

Ho confezionato la storia di questo ingrediente in modo diverso; forse questa volta avrò più successo!

La storia del tè si propone intrigante quanto quella del riso

( l’esordio riuscirà a scuotere il loro torpore? )

Per me che amo spingermi entro il limes della vecchia Europa, l’oriente conserva ancora un aspetto esotico e favolistico: un po’ Salgari e un pizzico di Verne. Addentrarmi in questo ambiente attraverso i suoi frutti più celebri e gloriosi mi fa sentire un’avventurosa investigatrice che cerca di ricostruire e ritrovare i motivi di tanta fama.

Il tè è però diverso, meno concreto del riso, più etereo e fumoso, invita a perdersi tra le sue voluttuose spire profumate più che percorrere strade e cercare verità.

Niente di meglio allora che seguire l’istinto e prediligere le storie e le affascinanti curiosità che costellano la vita del nostro personaggio.

Come per il riso anche qui un leggendario imperatore, Shen Nung, in una bella giornata del 2737 a.C. riposava sotto un albero; l’acqua per bere bolliva in un piccolo recipiente lì vicino, quando una leggera brezza fece cadere alcune foglie dall’albero e qualcuna si immerse nell’acqua. Catturato dal profumo che si sprigionava dal recipiente, l’imperatore si versò un po’ di liquido e lo sorseggiò.

L’infuso gli piacque tanto da berne tre tazze: nacque il tè dalla Camellia sinensis, una pianta che era già conosciuta e utilizzata dalla medicina cinese, ma non come bevanda.

I ricordi di Lucia

I luoghi della memoria, quelli che si conservano dentro di noi, assumono nel tempo caratteristiche proprie, non del tutto riconducibili all’effettività; si mescolano talmente a tutta la molteplicità del sentire che si trasformano: diversi, pieni di nuovo, comunque insostituibili.

Come i sapori.

Non scorderò mai e non ritroverò mai più il sapore di quella ricotta che mangiavo da piccola.

Ricordo perfettamente l’involucro che la proteggeva e custodiva, un “cannicciato” tenuto stretto alle due estremità con steli sottili tesi come cordini. Gli odori li ho persi o almeno così mi pare, ma nel ricordo sono un tutt’uno di amore e ricotta: l’amore di mia madre che la faceva portare per me dal pastore di chissà quale montagna, il sapore negli occhi, il gusto nel naso, la delicatezza e la morbidezza stemperata tra palato e lingua.

Così come la cucina del castello di Fratta.

L’ebook è in vendita su Amazon, Kobo, iTunes a 1,99

 

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